Bastano due frasi, dette con le giuste pause, in contesti e con codici diversi, per non comprendersi.
Rocamadour, buono con me, nasino di porcellana, denti come meravigliosi purosangue, eppure qualcosa nello stomaco piange, perchè vedete Rocamadour, non c'è posto per chi inventa storie, per chi vive la pelle, non c'è posto per nessuno se non per sè stessi a questo mondo, per se stessi in un mondo costruito con le nostre proprie categorie, quelle che fanno dormire bene la notte, non c'è posto, mentre voi, se vi tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe il regno dei ragni cucirebbe la pelle e la luna tesserebbe i capelli e il viso e il polline di un dio di un dio il sorriso.
Voi non potete, oh, muy senor mio, non potete sopportare e tollerare, potete ma a noi non basta, purtroppo, vedete, è questo il problema, noi ci svegliamo e dalla schizofrenia cantiamo de andrè, ci rivolgiamo al maestro di Parigi o forse di Buenos Aires, ci abbandoniamo a farneticare, ogni gesto per noi è l'identica ed esatta copia del primo (ma del primo forse non con voi, del primo gesto da un tempo imprecisato, del primo da quando le mani hanno iniziato il lungo apprendistato del ventre e delle movenze) ed è là, oh, se voi sapeste, è là che si incrociano le sensazioni che il linguaggio si sforza di far esistere e rappresentare, per regalarvi un pezzo del nostro squallido mondo fatto di parole che inseguono senza senso un'idea, forse una paura,
per prendere quella paura e infilarla piano in una frase amarognola, che puntualmente viene compresa colpita e capita, viene spogliata dall'immaginario con cui avevamo tentato di confezionarla, puntualmente, così voi ci fate crescere, ci fate comprendere che è impossibile o scomodo il ruolo del bambino o del pazzo, o del filosofo senza tempo, che chiede aiuto al maestro precedente e a quello di ancora prima.
Rocamadour, questo nome è esotico e forse ci piacerà iniziare a chiamarla così, come se fossimo la Maga, scrivendo parole nello specchio e bagnandoci il dito per non piangerci sopra, perchè non siamo in grado di comprendere la bellezza della vita che voi ogni giorno ci affermate di vedere tra le nostre mani, seta invisibile e delicatissima, che continuiamo ad annodare attorno a pensieri stanchi e ai tumori volontari generati dal dubbio e dalla gelosia di voler essere qualcun altro che ancora non sappiamo chi.
Non so perchè ci riduciamo sempre a scrivervi, a voi così come agli altri, quando è per noi che dovremmo scrivere, coccolarci con le nostre stesse armi, per iniziare ad amarci un po' di più, per iniziare a comprendere la bellezza del nostro sentimento che ci rende così sciocche, oh, se voi sapeste come preferirei giocare a far la donna in carriera o la femme fatale, ci proviamo e ci proveremmo ancora se non comprendessimo che sono figure troppo grandi e sbagliate per noi, le loro unghie verranno irrimediabilmente rosicchiate al primo accenno di debolezza dal bambino sciatto o forse dall'incurabile malato, se voi sapeste la forza del nostro volerci cambiare, a differenza di chiunque, per modellarci attorno alla vostra figura con l'ansia camaleontica della metamorfosi continua, come uno stampo di gesso, assumendo la forma dell'ideale che è nella vostra testa, senza concluderci che non c'è ideale e che figurarci intorno ai vostri pori non è la scelta che condurrà alla felicità, eppure, Rocamadour, la colpa non è vostra, voi ci amate e noi lo sappiamo, ma sappiamo che ancora una volta, se anche voi sapeste- oh, perchè devo dirlo a voi, perché, -se voi sapeste, che dentro le ossa c'è una vita che ha preso la forma dei vostri polpastrelli, ma è dentro la nostra testa che non riusciamo ad essere vostra, per comodità o per affaticamento, voi forse riuscireste a comprendere, e ci abbandonereste in un sorriso, con i migliori auguri di non rovinare la vita a nessun altro e iniziare a cercare noi stesse. Ma questo non ve lo posso confessare, e voi non potreste arrivare a comprendere il disegno di una psicopatia ormai talmente rodata che ci appartiene tanto quanto le unghie dei piedi o delle mani.
Eppure voi, Rocamadour, musica tra le lenzuola, fili d'argento tra i capelli, Rocamadour, casa, cucina, bacio, torta.......
sabato 30 gennaio 2010
martedì 12 gennaio 2010
12 gennaio 2010 - non ricordo altro
Ci sono delle cose che succedono e basta, pensava N. ricordandosi della Tana.
N. aspirava nervosamente la sigaretta in un silenzio fatto di sonno, l'alba sarebbe arrivata tra poche ore. Accanto a lei riposava beatamente tutta la sua felicità, abbastanza distante per poterla guardare e stimarne il valore socchiudendo le palpebre.
In quello strano flusso di coscienza che accompagna il dormiveglia, N. forse non si sentiva ancora pronta per tutta quella grazia ricevuta di colpo, che la faceva sentire un essere piccolo, piccolissimo di fronte alla meraviglia di quel mondo.
Ripensò alla Tana, e a cosa avrebbe dovuto fare. Forse raggiungerla attraverso i suoi riccioli scomposti, in un mondo fatto di sterco e rassegnazione in cui lei riusciva a sorridere dall'alto della sua disperazione, dalla quale aveva tirato fuori un vestito niente male da indossare giorno per giorno come uno scafandro d'alluminio, per garantire l'immonda sopravvivenza del teatro di scena, che peraltro cambiava in continuazione.
Adesso era là, al sicuro dal sangue e dall'odore di piscio dei rincones, al sicuro dai pugni sul naso e
dalle fitte dentro lo stomaco.
N. chiudeva gli occhi, come tutte le notti senza volerlo veramente fare, e là ripensava alla sua gioia, alla Tana che piangeva, vedeva i suoi capelli tristi sul viso smunto, le costole ossute a bucarle i jeans ormai sgualciti.
-Adesso starà aprendo la porta al mostro, accogliendone gli insulti come la solita bienvenida, il rimprovero per la tavoletta del water macchiata di sangue, le tende da mettere in lavatrice, la corrispondenza e i documenti a inondare il letto, già pieno di briciole e appiccicoso di qualcosa che doveva essere miele. Gli servirà l'ottima cena che era riuscita a rimediare in uno dei suoi pali- si, la Tana faceva il palo, la si vedeva ogni giorno alle tre davanti a quel bidone, aspettando l'ora consueta in cui il garzone avrebbe rovesciato primizie di carne, pescado e verdure nella voragine metallizzata. A quel punto, incurante degli sguardi ingioiellati che svuotavano i carrelli ricolmi dentro gli interni in pelle del compagno di turno, avrebbe aperto avidamente il suo rancio, guadagnando una zucchina, dei peperoni, qualche coscia di pollo, e se fosse stata fortunata, degli strepitosi gamberetti. Immaginava il modo in cui li avrebbe cucinati, e come gli avrebbe raccontato la lotta per la conquista del bidone, la difesa del cibo dalle grinfie delle egiziane, che giustificavano la necessità col numero dei figli e dei mariti, e Monica, la buona Monica, coi suoi occhi tristi da ubriaca a scalciare perchè anche lei di figli ne aveva, ben tre, e suo marito era in carcere perchè era stato denunciato e la picchiava, e i suoceri la tenevano rinchiusa in una stanza senza luce, ma questa è un'altra storia.
Tornata a casa, avrebbe contato le ore, e racchiuso i desideri nel guscio di ogni gambero, dominando l'angoscia dell'attesa coi mestoli, giocando con le bolle dell'acqua, assaggiando ogni portata con un immancabile mmmmmmmm che si faceva sempre più acuto nell'aria, si univa al profumo delle pietanze e si infilava sotto le porte e le finestre fino al patio- tutti, l'avrebbero sentito
entrare e sbraitare per il disordine che era il suo, costruendo a insulti la rivendicazione del maschio dominante. Era questo che concludeva quell'ora tanto ricamata durante il giorno a suon di sospiri e sbattere le uova con la farina, punto 3 della ricetta di una tarta de chocolate che ingurgitava senza lasciarne traccia del passaggio tantomeno a parole.
Povera Tana!
"Molta gente mi chiede perchè lo faccia, se sono nata masochista o sono semplicemente pazza." - raccontava la Tana al cerchio dei curiosi, con un'istituzionalità da conferenza stampa - "io dico semplicemente che sto facendo Esperienza, e mi va bene cosi'." Poi sorrideva, domandava da far su, e in una nuvola di fumo spariva- nessuno l'ha vista piangere mentre si allontanava facendo spallucce come l'eroina di uno dei racconti che scriveva per ravvivare il caminetto immaginario nei giorni d'inverno, col broncio di una bambina bellissima che ha perso la sua bambola preferita in una domenica al lago-
-Adesso starà aprendo la porta al mostro, accogliendone gli insulti come la solita bienvenida, il rimprovero per la tavoletta del water macchiata di sangue, le tende da mettere in lavatrice, la corrispondenza e i documenti a inondare il letto, già pieno di briciole e appiccicoso di qualcosa che doveva essere miele. Gli servirà l'ottima cena che era riuscita a rimediare in uno dei suoi pali- si, la Tana faceva il palo, la si vedeva ogni giorno alle tre davanti a quel bidone, aspettando l'ora consueta in cui il garzone avrebbe rovesciato primizie di carne, pescado e verdure nella voragine metallizzata. A quel punto, incurante degli sguardi ingioiellati che svuotavano i carrelli ricolmi dentro gli interni in pelle del compagno di turno, avrebbe aperto avidamente il suo rancio, guadagnando una zucchina, dei peperoni, qualche coscia di pollo, e se fosse stata fortunata, degli strepitosi gamberetti. Immaginava il modo in cui li avrebbe cucinati, e come gli avrebbe raccontato la lotta per la conquista del bidone, la difesa del cibo dalle grinfie delle egiziane, che giustificavano la necessità col numero dei figli e dei mariti, e Monica, la buona Monica, coi suoi occhi tristi da ubriaca a scalciare perchè anche lei di figli ne aveva, ben tre, e suo marito era in carcere perchè era stato denunciato e la picchiava, e i suoceri la tenevano rinchiusa in una stanza senza luce, ma questa è un'altra storia.
Tornata a casa, avrebbe contato le ore, e racchiuso i desideri nel guscio di ogni gambero, dominando l'angoscia dell'attesa coi mestoli, giocando con le bolle dell'acqua, assaggiando ogni portata con un immancabile mmmmmmmm che si faceva sempre più acuto nell'aria, si univa al profumo delle pietanze e si infilava sotto le porte e le finestre fino al patio- tutti, l'avrebbero sentito
entrare e sbraitare per il disordine che era il suo, costruendo a insulti la rivendicazione del maschio dominante. Era questo che concludeva quell'ora tanto ricamata durante il giorno a suon di sospiri e sbattere le uova con la farina, punto 3 della ricetta di una tarta de chocolate che ingurgitava senza lasciarne traccia del passaggio tantomeno a parole.
Povera Tana!
"Molta gente mi chiede perchè lo faccia, se sono nata masochista o sono semplicemente pazza." - raccontava la Tana al cerchio dei curiosi, con un'istituzionalità da conferenza stampa - "io dico semplicemente che sto facendo Esperienza, e mi va bene cosi'." Poi sorrideva, domandava da far su, e in una nuvola di fumo spariva- nessuno l'ha vista piangere mentre si allontanava facendo spallucce come l'eroina di uno dei racconti che scriveva per ravvivare il caminetto immaginario nei giorni d'inverno, col broncio di una bambina bellissima che ha perso la sua bambola preferita in una domenica al lago-
La favola era un sogno che N. ripeteva ogni notte, dal giorno in cui la Tana l'aveva salutata con la mano nell'ultima despedida.
Lei era piccolissima, e una barba ignota le consegnava la chiave d'accesso a un giardino di cristallo, fatto di alberi enormi che pullulavano di frutti e fiori magici.
La sfortunata non era stata avvertita di camminare piano, con una lentezza d'incenso. Le avevano così aperto la porta e lei aveva corso, come d'abitudine, misurando le gioie del suo raccolto, e meravigliandosi che quello che da sempre aveva seminato in forma di lacrima o di mare sotto il cuscino era ormai mirabile opera del destino i cui frutti baluginavano al sole di un cielo qualunque.
Ma appena terminava di compiacersi che un rumore improvviso, come d'uragano, scuoteva la terra, e lei si rendeva conto solo un attimo dopo di aver interrotto la religiosa quiete coi suoi passi rozzi e senza equilibrio. La terra le si apriva sotto i piedi stridendo come lo strofinarsi sincronico di due metalli, e mentre un lamento di sirena accompagnava l'irreparabile squarcio ecco un bubbolio sempre più vicino, un ribollire d'api o di calabroni e poi uno ad uno i suoi frutti che iniziavano a cadere, e N. doveva superarsi e correre per salvare tutta quella bellezza, e mentre ne afferrava uno, l'altro irrimediabilmente seguiva una linea verticale subito dietro le sue spalle, arrestava un bocciolo e subito davanti ne stavano altri venti che la beffavano in mirabili cadute.
Rotolavano a terra e si rompevano, uno dopo l'altro, con un fragore di milioni di posate che cadono all'unisono su scale di ceramica, e per inerzia alcune rotolano, con un lamento che si ripete come un' eco, e N. avrebbe voluto prenderle tutte, ma le sue mani erano piene di tagli, e tutto continuava a cadere, ed ora dimentica di ciò che stava facendo, lasciava rotolare quello che aveva appena afferrato per riuscire a fermare dalla distruzione quell'altro, poi l'altro ancora, e le cose continuavano a cadere, e lei sapeva di aver rovinato tutto senza volerlo, lei voleva, ma non era pronta per tutta quella ricchezza, che adesso le si sbriciolava contro, e addosso, e le tagliava le mani, e il labbro superiore, e gli occhi pieni di sale, e le scarpe da cui ormai uscivano dita gelide e piene di sangue.
mercoledì 6 gennaio 2010
Il gioco del mondo.
Holiveira, la sua hangoscia
mi entra nelle ossa. Gira, spinge, ed entra dentro di me.
Oggi riprendo i medicinali sui comodini nuovi eppure stanchi.
Brividi nella pelle, brividi holiveiriani.
Vomito al mio specchio parole che non sappiamo,
sentendomi felice nei nuovi abiti, uguali a tutti gli altri riposti nell'armadio.
L'esistenza non riscalda. Le letture fotografano troppo,
o troppo bene, e ti impediscono di tentare nuovi approcci,
che solo si consumano in patetiche illuminazioni letterarie,
subito incenerite dall'ennesima accensione.
Il tuo stile incontrollato e sciatto,
come sempre, rigurgita vocabolari che ormai non so se mi appartengono o no.
Forse non mi sono mai appartenute.
Forse sono parole d'altri, o di altre.
La dannazione di vivere in una dimensione del sogno, come le notti bianche di San Pietroburgo.
Perchè non si riesce ad essere mai felici,
per soggetti come noi?
Perchè non abitare un altro corpo,
o forse un'altra anima,
perchè questi repentini cambi di scena,
questi sùbiti singulti dell'io,
che in un momento si riconosce e quasi
istantaneamente perde la soluzione vicina
con un supplizio nemmeno tantalico tanto effimera è la sua durata?
Holiveira mi possiede, o forse sono io che possiedo lui,
avviluppata in pagine umori e vita vera.
La vita vera. Forse mi rendo conto,
che non esiste che nel sogno.
E a nulla serve la consolazione degli altri,
che di questo stato hanno saputo farsi profeti,
le cui parole non vanno ritoccate neanche di una virgola,
a nulla serve l'angoscia di Lisboa,
il desassosiego,
l'apprendimento svogliato di un portoghese spicciolo
per ovviare ai brividi e al tedio,
a nulla le parole dell'uomo di Duino, di San Pietroburgo,
di Buenos Aires.
Io sono colui che sto leggendo,
oppure è lui che vuole entrare in me,
con un impossibile anelo.
Che gli dei mi concedano il beneficio della veglia,
o della stupidità, o l'arma della penna e del foglio
a macchiare centinaia di pagine per guardare
questa passione come nient'altro che
una (s)piacevole lettura.
Altrimenti, un giorno o l'altro,
ne morirò.
mi entra nelle ossa. Gira, spinge, ed entra dentro di me.
Oggi riprendo i medicinali sui comodini nuovi eppure stanchi.
Brividi nella pelle, brividi holiveiriani.
Vomito al mio specchio parole che non sappiamo,
sentendomi felice nei nuovi abiti, uguali a tutti gli altri riposti nell'armadio.
L'esistenza non riscalda. Le letture fotografano troppo,
o troppo bene, e ti impediscono di tentare nuovi approcci,
che solo si consumano in patetiche illuminazioni letterarie,
subito incenerite dall'ennesima accensione.
Il tuo stile incontrollato e sciatto,
come sempre, rigurgita vocabolari che ormai non so se mi appartengono o no.
Forse non mi sono mai appartenute.
Forse sono parole d'altri, o di altre.
La dannazione di vivere in una dimensione del sogno, come le notti bianche di San Pietroburgo.
Perchè non si riesce ad essere mai felici,
per soggetti come noi?
Perchè non abitare un altro corpo,
o forse un'altra anima,
perchè questi repentini cambi di scena,
questi sùbiti singulti dell'io,
che in un momento si riconosce e quasi
istantaneamente perde la soluzione vicina
con un supplizio nemmeno tantalico tanto effimera è la sua durata?
Holiveira mi possiede, o forse sono io che possiedo lui,
avviluppata in pagine umori e vita vera.
La vita vera. Forse mi rendo conto,
che non esiste che nel sogno.
E a nulla serve la consolazione degli altri,
che di questo stato hanno saputo farsi profeti,
le cui parole non vanno ritoccate neanche di una virgola,
a nulla serve l'angoscia di Lisboa,
il desassosiego,
l'apprendimento svogliato di un portoghese spicciolo
per ovviare ai brividi e al tedio,
a nulla le parole dell'uomo di Duino, di San Pietroburgo,
di Buenos Aires.
Io sono colui che sto leggendo,
oppure è lui che vuole entrare in me,
con un impossibile anelo.
Che gli dei mi concedano il beneficio della veglia,
o della stupidità, o l'arma della penna e del foglio
a macchiare centinaia di pagine per guardare
questa passione come nient'altro che
una (s)piacevole lettura.
Altrimenti, un giorno o l'altro,
ne morirò.
mercoledì 16 dicembre 2009
IL DESTINO DI MARUZZELLA
Racconteró di te, Maruzzella,
creatura gioviale e triste insieme,
condannata a render bella
la vita di chi piú le preme,
senza tener in conto
l'antico detto della ciambella.
Respirando le felicitá degli altri,
al tuo sguardo, alla tua dedizione
non di rado ti trovasti
davanti all'ennesimo tenzone:
prendere o lasciare?
Tu prendi Maruzzella,
-la risposta d'altronde è sempre quella-
per la tua stessa solitudine
che non ti è sorella,
ma questo glielo racconti
sotto il cuscino
al ventre di turno, o all'amico
davanti al camino.
La tua vita é cogliere
e restituire il triplo
ad ognuno della propria essenza.
Ma tu, all'assenza
di reazioni uguali inabituata,
con quella concezione del mondo
come di una casa fatata,
ti perdi in un girotondo
di pensieri facce e persone,
e finisci a rivoltare la frittata.
E' il tuo destino bimba bella,
saltar di fior in fiore,
belli, brutti, tonti, scaltri
dimenticando ogni sapore
perché lo ricordino gli altri,
al risvegliarsi dal torpore.
creatura gioviale e triste insieme,
condannata a render bella
la vita di chi piú le preme,
senza tener in conto
l'antico detto della ciambella.
Respirando le felicitá degli altri,
al tuo sguardo, alla tua dedizione
non di rado ti trovasti
davanti all'ennesimo tenzone:
prendere o lasciare?
Tu prendi Maruzzella,
-la risposta d'altronde è sempre quella-
per la tua stessa solitudine
che non ti è sorella,
ma questo glielo racconti
sotto il cuscino
al ventre di turno, o all'amico
davanti al camino.
La tua vita é cogliere
e restituire il triplo
ad ognuno della propria essenza.
Ma tu, all'assenza
di reazioni uguali inabituata,
con quella concezione del mondo
come di una casa fatata,
ti perdi in un girotondo
di pensieri facce e persone,
e finisci a rivoltare la frittata.
E' il tuo destino bimba bella,
saltar di fior in fiore,
belli, brutti, tonti, scaltri
dimenticando ogni sapore
perché lo ricordino gli altri,
al risvegliarsi dal torpore.
martedì 15 dicembre 2009
GLI ULTIMI GIORNI
Furono giorni bislacchi,
c'era togliere via gli stracci
inscatolare scarpe e tacchi.
C'era l'andare
stanco e squilibrato
di colui che scrive a caso,
senza ritmo né verso,
senza usare capoverso,
e con una rima
che mai raggiunge
il verso prima.
furono giorni di transustanziazioni,
di letti di sfatti
di fatti e riflessioni.
Ci furono svariate proposte,
forse, ci furono risposte
che fingemmo di non sentire.
Ci fu il voler semplicemente dormire,
sulla sua pelle si seta.
Ci fu l'abbandondare
svogliato e sciatto,
mancó da rifinire una maqueta.
Ci fu la squisitezza
dell'ultimo piatto
di paella, il vedersi brutta
e insieme bella,
ci furono regali sonagli
luci e colori, le discussioni
nate per gli sbagli, in casa e fuori,
parlando d'ipotetici figli e abbagli
che s'affacciavano incerti
sul davanzale del cuore.
Ci fu sognare di farti l'amore,
mentre le mani scontornavan
la tua assenza.
Ci furono giorni con te e anche senza.
Mai mancó l'essenza,
a riscaldare questo temponebbia
e mentre la mente
s'arrendeva all'evidenza
della bipolaritá di transizione,
chiuderai quella valigia
senza alcuna spiegazione.
c'era togliere via gli stracci
inscatolare scarpe e tacchi.
C'era l'andare
stanco e squilibrato
di colui che scrive a caso,
senza ritmo né verso,
senza usare capoverso,
e con una rima
che mai raggiunge
il verso prima.
furono giorni di transustanziazioni,
di letti di sfatti
di fatti e riflessioni.
Ci furono svariate proposte,
forse, ci furono risposte
che fingemmo di non sentire.
Ci fu il voler semplicemente dormire,
sulla sua pelle si seta.
Ci fu l'abbandondare
svogliato e sciatto,
mancó da rifinire una maqueta.
Ci fu la squisitezza
dell'ultimo piatto
di paella, il vedersi brutta
e insieme bella,
ci furono regali sonagli
luci e colori, le discussioni
nate per gli sbagli, in casa e fuori,
parlando d'ipotetici figli e abbagli
che s'affacciavano incerti
sul davanzale del cuore.
Ci fu sognare di farti l'amore,
mentre le mani scontornavan
la tua assenza.
Ci furono giorni con te e anche senza.
Mai mancó l'essenza,
a riscaldare questo temponebbia
e mentre la mente
s'arrendeva all'evidenza
della bipolaritá di transizione,
chiuderai quella valigia
senza alcuna spiegazione.
domenica 13 dicembre 2009
Il sabato del villaggio
qualcuno mi salvi dalla mia follia.
tutto diventa irrespirabile.
l'aria è una cosa blu insensata.
le figure non si vedono,
l'immaginazione esaspera amplessi
alieni a noi stessi
rivolgiamo preghiere stanche
all'anima che non vuole piú ascoltare.
Non c'è strada né uscita
per le mie impossibili vertigini.
La paura che il tuo fiore
tu, non voglia fartelo cogliere,
si maschera d'egoismo
in sprazzi di luciditá amara.
come non amare sè stessi
perché ci si ama troppo.
proteggendo il tuo temp-io
come con la sacralitá d'una vestale
impazzita.
finirai come quei pazzi che cercavano
l'uomo senza vedere sé stessi.
Amen.
tutto diventa irrespirabile.
l'aria è una cosa blu insensata.
le figure non si vedono,
l'immaginazione esaspera amplessi
alieni a noi stessi
rivolgiamo preghiere stanche
all'anima che non vuole piú ascoltare.
Non c'è strada né uscita
per le mie impossibili vertigini.
La paura che il tuo fiore
tu, non voglia fartelo cogliere,
si maschera d'egoismo
in sprazzi di luciditá amara.
come non amare sè stessi
perché ci si ama troppo.
proteggendo il tuo temp-io
come con la sacralitá d'una vestale
impazzita.
finirai come quei pazzi che cercavano
l'uomo senza vedere sé stessi.
Amen.
venerdì 11 dicembre 2009
TORNARE.
Tornare, o partire.
Tornare a scrivere, o lasciare. Sará questo poi, l'ultimo post ed il primo dopo un anno che non tocco la mia carta digitale. non mi mancava, ma forse sí.
Nel frattempo, vieppiú supporti si sono contaminati della mia calligrafia. tra questi, pacchetti di sigarette, carte, fazzoletti, pezzetti di legno e d'anima, e un quaderno meraviglioso, regalo d'un nuovo e forse unico (ecco che torna il termine, "non è l' amore che (ri)torna ma quello che finalmente nasce) Amore.
Tornare dunque. Assodato il prologo dovuto e dovente sul perchè il mio luogo é rimasto orfano "por tanto tiempo", torniamo al tema del tornare. O iniziamolo, per salvare la schizofrenia della prosa.
Sto abbandondando un luogo e sto tornando o sto partendo verso un luogo nuovo.
é questo che mi chiedo nelle pagine larghe della vita, e in quelle strette dei passi che misurano i marciapiedi le ultime volte eppure lo fanno con la stessa naturalezza di un nativo del posto che sa che non lascerá mai su "hogar".
La bipolaritá mi sorride, mentre scrivendo in italiano sorseggio mate, finalmente una mia "matera", - io, che adesso non ne ho bisogno!- il mio tavolo pieno di pezzetti di ricordi in forma d'oggetti e alluminio, e mi chiedo, mi prefiguro, mi immagino, mi vedo, poi sorrido, poi caccio improvvisamente un grido.
"brindo por el futuro con la noche de testigo" cantano los rodriguez nella macchina intelligente, e in realtá è vero. non spaventa tornare, il tornare ora e' quasi agognato, ma il contesto, il contesto ci spaventa. Un pensiero nello zibaldone tra il lavoro e le frasi d'autore, mi ha scosso.
Ho avuto paura, paura del mondo etichetta, Milano, di cui contribuisco a caricare lo stereotipo forse perchè cosí la vedo talmente piccola e alla mano che quasi non fa piú paura, o forse perchè categorizzare i luoghi ti aiuta ad adattarti ad essi con la migliore strategia, prima di viverli.
Ma a te, ho mai catalogato Madrid? Il tuo nome è cosí un grido di gioia che per pronunciarlo devi allargare gli angoli della bocca... come sei semanticamente allegra, cittá mai vissuta eppure, eppure buona con me!
Ti ho bistrattato, preferito, guardato con sufficienza, preteso di conoscere, poi disconosciuta, e tu eri lá. Con i tuoi negozi e i tuoi bar de tapas, con la tua bislacca calle montera dove un micromondo si muove in armonia con tutto il resto senza per questo invadere o molestare l'altrui fluire degli eventi.
Terra di nessuno, terra compagna d'ore felici (e anche le tristi, suonavano ovattate, coperte dagli Hola y Adiós dei vicini nel patio), ti lascio e con te lascio tutto ció di cui sei degna capitale.
Mi perdonerai se dimentico qualche ricordo nel cammino, la mia valigia è soggetta a tariffa e giá le gambe poco sostengono il peso di piú di diecimila giorni di ricordi in castellano.
Mi servirá il tuo sorriso, quando guarderó negli occhi di chi mi guarda e non capisce, nelle facce dell'invidia o della noncuranza (quale della due piú frequente non lo so, giá che le due sono gemelle monovulari.) per cercare tra i mille sguardi quelli sinceri, e riconoscerli, e farli miei.
Mi servirá la tua capacitá di tollerare, per tutti i momenti in cui mi accecherá un'ira diversamente interpretata, e risucchieró parole e lacrime dentro gli occhi del cavallo di guernica.
La mia disperazione saranno i molli orologi di Dalí, il mio andare obliquo.
La mia natura sará il non avere angoli, come insegna il buon Gaudí.
L'intero Parque del Retiro in un giorno di sole sará la mia energia, la scioglievolezza del verso,
el idioma.
In me ti porto, per affrontare il mondo di fuori.
Ce n'è uno ancora piú piccolo, di mondo, del quale non si puó parlare perché non ci sono parole abbastanza alte per descrivere il sublime. Ma questa è un'altra storia, che abbiamo raccontato da un'altra parte. Un giorno, qualcuno la leggerá. E il resto, è ancora tutto da scrivere.
Tornare a scrivere, o lasciare. Sará questo poi, l'ultimo post ed il primo dopo un anno che non tocco la mia carta digitale. non mi mancava, ma forse sí.
Nel frattempo, vieppiú supporti si sono contaminati della mia calligrafia. tra questi, pacchetti di sigarette, carte, fazzoletti, pezzetti di legno e d'anima, e un quaderno meraviglioso, regalo d'un nuovo e forse unico (ecco che torna il termine, "non è l' amore che (ri)torna ma quello che finalmente nasce) Amore.
Tornare dunque. Assodato il prologo dovuto e dovente sul perchè il mio luogo é rimasto orfano "por tanto tiempo", torniamo al tema del tornare. O iniziamolo, per salvare la schizofrenia della prosa.
Sto abbandondando un luogo e sto tornando o sto partendo verso un luogo nuovo.
é questo che mi chiedo nelle pagine larghe della vita, e in quelle strette dei passi che misurano i marciapiedi le ultime volte eppure lo fanno con la stessa naturalezza di un nativo del posto che sa che non lascerá mai su "hogar".
La bipolaritá mi sorride, mentre scrivendo in italiano sorseggio mate, finalmente una mia "matera", - io, che adesso non ne ho bisogno!- il mio tavolo pieno di pezzetti di ricordi in forma d'oggetti e alluminio, e mi chiedo, mi prefiguro, mi immagino, mi vedo, poi sorrido, poi caccio improvvisamente un grido.
"brindo por el futuro con la noche de testigo" cantano los rodriguez nella macchina intelligente, e in realtá è vero. non spaventa tornare, il tornare ora e' quasi agognato, ma il contesto, il contesto ci spaventa. Un pensiero nello zibaldone tra il lavoro e le frasi d'autore, mi ha scosso.
Ho avuto paura, paura del mondo etichetta, Milano, di cui contribuisco a caricare lo stereotipo forse perchè cosí la vedo talmente piccola e alla mano che quasi non fa piú paura, o forse perchè categorizzare i luoghi ti aiuta ad adattarti ad essi con la migliore strategia, prima di viverli.
Ma a te, ho mai catalogato Madrid? Il tuo nome è cosí un grido di gioia che per pronunciarlo devi allargare gli angoli della bocca... come sei semanticamente allegra, cittá mai vissuta eppure, eppure buona con me!
Ti ho bistrattato, preferito, guardato con sufficienza, preteso di conoscere, poi disconosciuta, e tu eri lá. Con i tuoi negozi e i tuoi bar de tapas, con la tua bislacca calle montera dove un micromondo si muove in armonia con tutto il resto senza per questo invadere o molestare l'altrui fluire degli eventi.
Terra di nessuno, terra compagna d'ore felici (e anche le tristi, suonavano ovattate, coperte dagli Hola y Adiós dei vicini nel patio), ti lascio e con te lascio tutto ció di cui sei degna capitale.
Mi perdonerai se dimentico qualche ricordo nel cammino, la mia valigia è soggetta a tariffa e giá le gambe poco sostengono il peso di piú di diecimila giorni di ricordi in castellano.
Mi servirá il tuo sorriso, quando guarderó negli occhi di chi mi guarda e non capisce, nelle facce dell'invidia o della noncuranza (quale della due piú frequente non lo so, giá che le due sono gemelle monovulari.) per cercare tra i mille sguardi quelli sinceri, e riconoscerli, e farli miei.
Mi servirá la tua capacitá di tollerare, per tutti i momenti in cui mi accecherá un'ira diversamente interpretata, e risucchieró parole e lacrime dentro gli occhi del cavallo di guernica.
La mia disperazione saranno i molli orologi di Dalí, il mio andare obliquo.
La mia natura sará il non avere angoli, come insegna il buon Gaudí.
L'intero Parque del Retiro in un giorno di sole sará la mia energia, la scioglievolezza del verso,
el idioma.
In me ti porto, per affrontare il mondo di fuori.
Ce n'è uno ancora piú piccolo, di mondo, del quale non si puó parlare perché non ci sono parole abbastanza alte per descrivere il sublime. Ma questa è un'altra storia, che abbiamo raccontato da un'altra parte. Un giorno, qualcuno la leggerá. E il resto, è ancora tutto da scrivere.
giovedì 17 aprile 2008
23 anni y sin embargo.
Si, son ventitres las velas en la tarta imaginaria de la ciudad de Murcia, cuya nata y fresas son los trajes alegres de estudiantes en fiesta, y manchas de calimotxo alrededor.Ahora qué? Como te cambian los recuerdos, de un "anno"al otro, nina que ya no sos, VOS, senorita, ya vieja para no ser maldita,no contestas a la pregunta del espejo a la manana y piensas que es un dia como otro, y la felicidad no la vees porque ibas demasiado ciega.
Felicidad? No, alegria.
NO es lo Mismo? No.
pero por lo que se pueda, reimos, y la felicidad ya vendrà, ya vendrà, la veo que me sonrìe y sin embargo no me saco el abrigo, el sol es demasiado fuerte.
Forse sono Elisewin e ho bisogno di non apprendere a nuotare da me ma sulla sua pancia,
forse la vita la devi imparare con le tue gambe però non puoi non farlo se la tua unica voce è quando lui vuole che sia,
e il mare è vicino ma lontano.
Ventitrè anni, RIDIAMO.
Felicidad? No, alegria.
NO es lo Mismo? No.
pero por lo que se pueda, reimos, y la felicidad ya vendrà, ya vendrà, la veo que me sonrìe y sin embargo no me saco el abrigo, el sol es demasiado fuerte.
Forse sono Elisewin e ho bisogno di non apprendere a nuotare da me ma sulla sua pancia,
forse la vita la devi imparare con le tue gambe però non puoi non farlo se la tua unica voce è quando lui vuole che sia,
e il mare è vicino ma lontano.
Ventitrè anni, RIDIAMO.
mercoledì 5 marzo 2008
cuanto tiempo pasó
se que no escribo pero como aquel gran amigo y maestro suele pasar por aqui esperando que algo aparezca aquí estoy..
non ho internet in casa e il mio materasso e' a terra ma non ci importa se riponiamo con cura le nostre cose in una cassa di legno e cartone in attesa di un armadio..e cosí sono volati cinque o sei mesi..
e qui si studia inglese pero´ davvero e´la musica che la fa da padrone, la saaaaaaaaaaambbaaa, con le sue vibbbbranti sensazioni, e ti riscopri che avevi una forza ormai persa...
e sei sempre la solita anacronista che vuole studiare l'inglese vivendo in spagna e leggendo RAYUELA nella lingua in cui JULIO l'ha scritta (PEPPE questa e´per te: hai notato quanto anagramma quel maravilloso hijodeputa quando scrive??? parla spesso al RESVE, pero' non e' un MAPROBLE per noi no??ahahah)
bene, la sessione del pc dell'universita´gentilmente mi avvisa che "me kedan dos minutos"..devo andare.
toranre a scrivere della tua vita e' come recuperare le fila di qualcuno che gia´non sai chi essere, la tua mente pensa in spagnolo e per la meta´della giornata stai parlando inglese con i tuoi compagni di intercambio...dimenticavo gli sprazzi di brasiliano e ileno, autentiche illuminazioni grammaticali che hanno il meraviglioso rislutato di rendere il tuo linguaggio sempre piu' entropico...alla fine ti capirai solo tu..
o forse io e te possiamo inventare la nostra lingua, come gia' facciamo, che e' un argitaliañolo, e ci piace cosi´...
amo tutti e nessuno, será por el viento.
hasta pronto
non ho internet in casa e il mio materasso e' a terra ma non ci importa se riponiamo con cura le nostre cose in una cassa di legno e cartone in attesa di un armadio..e cosí sono volati cinque o sei mesi..
e qui si studia inglese pero´ davvero e´la musica che la fa da padrone, la saaaaaaaaaaambbaaa, con le sue vibbbbranti sensazioni, e ti riscopri che avevi una forza ormai persa...
e sei sempre la solita anacronista che vuole studiare l'inglese vivendo in spagna e leggendo RAYUELA nella lingua in cui JULIO l'ha scritta (PEPPE questa e´per te: hai notato quanto anagramma quel maravilloso hijodeputa quando scrive??? parla spesso al RESVE, pero' non e' un MAPROBLE per noi no??ahahah)
bene, la sessione del pc dell'universita´gentilmente mi avvisa che "me kedan dos minutos"..devo andare.
toranre a scrivere della tua vita e' come recuperare le fila di qualcuno che gia´non sai chi essere, la tua mente pensa in spagnolo e per la meta´della giornata stai parlando inglese con i tuoi compagni di intercambio...dimenticavo gli sprazzi di brasiliano e ileno, autentiche illuminazioni grammaticali che hanno il meraviglioso rislutato di rendere il tuo linguaggio sempre piu' entropico...alla fine ti capirai solo tu..
o forse io e te possiamo inventare la nostra lingua, come gia' facciamo, che e' un argitaliañolo, e ci piace cosi´...
amo tutti e nessuno, será por el viento.
hasta pronto
lunedì 15 ottobre 2007
Asi es la vida
las cosas cambian, y cambia el idioma en que van escritas..
sono un mare in tempesta, ma a casa ci sei tu ad aspettarmi...non sei l'altro, e ancora non mi abituo a certi lineamenti che sembravano quotidiani, ora ormai nemici...
perche'? avrebbe voluto che piangessi dietro di lui per anni, per ferirti meglio che nella sua incoscienza presentandoti la nuova ovvero facendosi vedere con lei ma occultandone l'identita' per un buon tempo, come e' successo con te?o forse, vittima di ripensamenti dettati dall'abitudine avrebbe voluto ritentarci? no, e' che vedi, ci si sente persi quando non si possiede il cuore di qualcuno, ci si sente naufraghi senza l'attenzione di chi nemmeno ti interessa, con che sai che ci sia ti va bene, sai che c'e' qualcuno che sta piangendo per te e ti fa sentire forte tutto questo, e bello, intelligente, elegante. peccato che non ho versato una lacrima nemmeno davanti a quel corpo freddo in una bara, tu eri la' e sai com'e' stato, ed io ero gelida forse piu' del cadavere del mio povero babbo.
Ma a te bastava prendere la palla al balzo, per raccontare la tua favola dell'eroe e della puttana.
A me non importa.
C'e' una nuova casa per me. E una persona che impari ad amare, innamorata dell'amore che leggi nei suoi occhi per te.
E non piango, no. E ho un lavoro, e sono comodamente seduta al pc dell'impresa dove sto facendo lo stage, tu che dicevi che non avrei mai compreso il mondo del lavoro, con le sue consegne, responsabilita', tempi.
Eppure io il tempo lo trovo, che strano.
Dall'amanecer fino alla tarde trabajo como loca, e no me corta el mambo, sabias?
Perche' torno a casa, e scendere dalla fermata e' un chiudere le persiane del lavoro e aprire l'arcobaleno. Mi aspetta con il suo cigarro relleno verde il sapore in bocca mentre cammini mano nella mano ed era da tanto che non lo facevi e non sai nemmeno il perche'..e il caldo e' l'arrosto nel forno, con il riso in bianco e le patate cotte da scottarti la lingua, e il te' con leche para la nena que vuelve del trabajo, e un massaggio alla schiena parlando di lavoro e musica, e carezza prima di andare a dormire, non si riesce ancora a fare l'amore senza scacciare facce note, percio' una calda coperta e no pasa nada, besitos, hasta que se cierren los ojos, besitos para la nena que los necesita. Te kiero. ...Y yo, papito.
y yo.
sono un mare in tempesta, ma a casa ci sei tu ad aspettarmi...non sei l'altro, e ancora non mi abituo a certi lineamenti che sembravano quotidiani, ora ormai nemici...
perche'? avrebbe voluto che piangessi dietro di lui per anni, per ferirti meglio che nella sua incoscienza presentandoti la nuova ovvero facendosi vedere con lei ma occultandone l'identita' per un buon tempo, come e' successo con te?o forse, vittima di ripensamenti dettati dall'abitudine avrebbe voluto ritentarci? no, e' che vedi, ci si sente persi quando non si possiede il cuore di qualcuno, ci si sente naufraghi senza l'attenzione di chi nemmeno ti interessa, con che sai che ci sia ti va bene, sai che c'e' qualcuno che sta piangendo per te e ti fa sentire forte tutto questo, e bello, intelligente, elegante. peccato che non ho versato una lacrima nemmeno davanti a quel corpo freddo in una bara, tu eri la' e sai com'e' stato, ed io ero gelida forse piu' del cadavere del mio povero babbo.
Ma a te bastava prendere la palla al balzo, per raccontare la tua favola dell'eroe e della puttana.
A me non importa.
C'e' una nuova casa per me. E una persona che impari ad amare, innamorata dell'amore che leggi nei suoi occhi per te.
E non piango, no. E ho un lavoro, e sono comodamente seduta al pc dell'impresa dove sto facendo lo stage, tu che dicevi che non avrei mai compreso il mondo del lavoro, con le sue consegne, responsabilita', tempi.
Eppure io il tempo lo trovo, che strano.
Dall'amanecer fino alla tarde trabajo como loca, e no me corta el mambo, sabias?
Perche' torno a casa, e scendere dalla fermata e' un chiudere le persiane del lavoro e aprire l'arcobaleno. Mi aspetta con il suo cigarro relleno verde il sapore in bocca mentre cammini mano nella mano ed era da tanto che non lo facevi e non sai nemmeno il perche'..e il caldo e' l'arrosto nel forno, con il riso in bianco e le patate cotte da scottarti la lingua, e il te' con leche para la nena que vuelve del trabajo, e un massaggio alla schiena parlando di lavoro e musica, e carezza prima di andare a dormire, non si riesce ancora a fare l'amore senza scacciare facce note, percio' una calda coperta e no pasa nada, besitos, hasta que se cierren los ojos, besitos para la nena que los necesita. Te kiero. ...Y yo, papito.
y yo.
martedì 12 giugno 2007
VOLVER
Non posso abbandonare il mare piatto e calmo per tornare alla tempesta. non posso.
I giorni scivolano troppo rapidi, come la sabbia che stringo nelle mani giocando ad essere bambina, stringendo al petto la pupa di Romi, argentina meravigliosa dalla vita piena di spine, eppure sorride e ti apre il cuore, lei e la sua piccola riccioli indomiti nel vento.
La casa è cambiata ancora, vivo con Marce e Fer, e la tranquillità del giorno, in un appartamento argentino - finalmente, alla fine dell'esperienza- lascia il posto ad una strana angoscia, quando lo sguardo si posa sul rosso verde e giallo dei tamburi, ben ordinati in un angolo del salone, correndo poi al tavolo sempreverde ma non perchè siamo in un casinò, a finire ai poster innumerevoli, macchie colorate del tuo pub favorito sparse sul bianco di una parete a cui manca solo il celeste.
Guardati. Hai la faccia stanca e contenta, e stai iniziando a sentire in bocca l'amaro di tornare dall'altra parte. Cosa ti aspetta oltre quella benedetta lingua di mare che piena di speranza e paura hai superato, sola, nove mesi fa?
Vai via, e la gente non ci crede. Ti dicono che non puoi farlo. Minacce di sequestri e rapimenti per la Tanita internazionale. e il cuore si stringe, a pensare a cosa troverai dall'altra parte. Il nulla. Forse qualche soddisfazione te la regalerà lo studio, gli amici, quelli che sanno vederti donna, quelli che ti hanno dato il buono e il bello della parentesi milanese in una settimana di fine maggio. Gli stessi che, lo sai, non ti abbandoneranno. Gli stessi che ti hanno confessato che la tua capacità di parlare con qualsiasi tipo di gente, indipenedentemente dal colore, razza, età, dignità non è un difetto, non si disprezza. Si ammira, si ricerca, si imita. Sfortunatamente non TUTTI la pensano così. E in quei tutti, aihmè, rientrano un paio di persone a te care, ma che non comprenderanno nè ora nè mai. Già l'odore della frustrazione inizia a sentirsi. Tornerai, e non tutto il mondo sarà disposto ad accoglierti come prima. Sai che probabilmente risulterai scomoda, e non mancherà chi ti darà della fuori di testa. Ma a te tutto questo non importa. Non hai bisogno di amore, nè di affetto e comprensione. Ce li hai dentro, e qui te ne stanno regalando talmente tanto che ti sta nauseando. Il resto è solo strascichio stanco di telefonate di servizio, senza tempo nè voce, hai perduto interesse ma in fin dei conti è meglio così. Che nuovi volti rimpiazzino il tuo, che venga un nuovo amore per un amore stanco a cui tu non sai se regalare ancora vita e forza, o gettare finalmente l'ancora e scendere dalla nave, raccogliendo due anni e mezzo di vestiti rattoppati. A volte fantastichi troppo, e in un ultimo disperato gesto pensi che vorresti un figlio, da lui. Costruirti una vita con esso, qualunque strada prendiate voi due, e non per legare a te l'altro in vincoli eterni di rispetto, no. Semplicemente per avere un ricordo di ciò che è stato, e probabilmente non è più perchè le linee che sembravano perpendicolari non possono incrociarsi che all'infinito, e il tuo tempo, sventurata, infinito non è.
Ci sarebbero altre infinite cose da raccontare (compleanni in spiaggia, e Caceres ) ma ne parlerò quando sarò via di qui, pa que el recuerdo no muera.
I giorni scivolano troppo rapidi, come la sabbia che stringo nelle mani giocando ad essere bambina, stringendo al petto la pupa di Romi, argentina meravigliosa dalla vita piena di spine, eppure sorride e ti apre il cuore, lei e la sua piccola riccioli indomiti nel vento.
La casa è cambiata ancora, vivo con Marce e Fer, e la tranquillità del giorno, in un appartamento argentino - finalmente, alla fine dell'esperienza- lascia il posto ad una strana angoscia, quando lo sguardo si posa sul rosso verde e giallo dei tamburi, ben ordinati in un angolo del salone, correndo poi al tavolo sempreverde ma non perchè siamo in un casinò, a finire ai poster innumerevoli, macchie colorate del tuo pub favorito sparse sul bianco di una parete a cui manca solo il celeste.
Guardati. Hai la faccia stanca e contenta, e stai iniziando a sentire in bocca l'amaro di tornare dall'altra parte. Cosa ti aspetta oltre quella benedetta lingua di mare che piena di speranza e paura hai superato, sola, nove mesi fa?
Vai via, e la gente non ci crede. Ti dicono che non puoi farlo. Minacce di sequestri e rapimenti per la Tanita internazionale. e il cuore si stringe, a pensare a cosa troverai dall'altra parte. Il nulla. Forse qualche soddisfazione te la regalerà lo studio, gli amici, quelli che sanno vederti donna, quelli che ti hanno dato il buono e il bello della parentesi milanese in una settimana di fine maggio. Gli stessi che, lo sai, non ti abbandoneranno. Gli stessi che ti hanno confessato che la tua capacità di parlare con qualsiasi tipo di gente, indipenedentemente dal colore, razza, età, dignità non è un difetto, non si disprezza. Si ammira, si ricerca, si imita. Sfortunatamente non TUTTI la pensano così. E in quei tutti, aihmè, rientrano un paio di persone a te care, ma che non comprenderanno nè ora nè mai. Già l'odore della frustrazione inizia a sentirsi. Tornerai, e non tutto il mondo sarà disposto ad accoglierti come prima. Sai che probabilmente risulterai scomoda, e non mancherà chi ti darà della fuori di testa. Ma a te tutto questo non importa. Non hai bisogno di amore, nè di affetto e comprensione. Ce li hai dentro, e qui te ne stanno regalando talmente tanto che ti sta nauseando. Il resto è solo strascichio stanco di telefonate di servizio, senza tempo nè voce, hai perduto interesse ma in fin dei conti è meglio così. Che nuovi volti rimpiazzino il tuo, che venga un nuovo amore per un amore stanco a cui tu non sai se regalare ancora vita e forza, o gettare finalmente l'ancora e scendere dalla nave, raccogliendo due anni e mezzo di vestiti rattoppati. A volte fantastichi troppo, e in un ultimo disperato gesto pensi che vorresti un figlio, da lui. Costruirti una vita con esso, qualunque strada prendiate voi due, e non per legare a te l'altro in vincoli eterni di rispetto, no. Semplicemente per avere un ricordo di ciò che è stato, e probabilmente non è più perchè le linee che sembravano perpendicolari non possono incrociarsi che all'infinito, e il tuo tempo, sventurata, infinito non è.
Ci sarebbero altre infinite cose da raccontare (compleanni in spiaggia, e Caceres ) ma ne parlerò quando sarò via di qui, pa que el recuerdo no muera.
lunedì 23 aprile 2007
La primavera trumpetera ya llegò...
Sì, è estate. Senza dubbio alcuno, siamo arrivati. E le maniche corte, mai effettivamente dismesse, sono un must, ma lasciano già chiazze per colpa del sole. Le discoteche un microonde gigante. Occhiali a cuore, ti senti fortunata. Sei tornata dall'Italia, e la burbuja non si è rotta, anche se qualche scossone sì che l'hai subito, ma questa è un'altra storia. La storia
di qui è il sole, ancora una volta, nella mente e nel cuore. Studi, ma in tutto questo cresci imparando la vita. Dove? en la calle. (e del resto, da dove parte tutto, moda compresa?giusto perchè qualcuno non storca il naso). Ebbene sì, in strada, On the road alla Kerouac. Santa Faz 2007 è una data, per esempio, di quelle che ricorderai per la gioia di vivere, e nient'altro. Uno di quei giorni perfetti, in cui la sveglia alle 7 non ti pesa. Santa Faz è una processione religiosa, che parte da Alicante e arriva a San Juan. Chilometri di folla. Solo che non siamo a Lourdes, o al Vaticano. E in quel fiume ininterrotto e contorto di gente che ti passa davanti, dietro, al lato, mentre ti incammini sonnecchiante con i tuoi percussionisti a portare sole e allegria, facendo colazione con sangria e rum (ma questi sono dettagli poco sorpredenti) , comitive intere di ragazzi e bande di scalmanate tredicenni seguono la processione mescolandosi alla folla, alla guida di carrelli della spesa pieni di ogni ben di dio per un botellon..alcuni avevano persino la borsa frigo, mescolandosi alle famiglie, ad anziani col bastone di quelli che passeggiano grattandosi la testa, a bambini urlanti. In tutto questo tu sei là, con la musica, a ballare e sorridere chiedendo gentilmente monete, e sigarette, o bibite, tutto ciò che ti può dare il curioso che si ferma a guardare l'allegra e colorata banda e la sua musica, e che per due minuti o quanto voglia rimane intrappolato nella buena onda che emanate tutti, a cui è difficile sfuggire. Ricavi più di 100 euro passando il tuo cappello da giullare tra mani e mani, ballando e ringraziando in una lingua non tua (essì che sei Argentina, ora del Mar del Plata ora di Buenos Aires, la gente lo crede perchè una allegria così coinvolgente possono averla solo gente come loro, e come te, claro), ricevi il tuo premio in denaro e tanta ammirazione per essere stata così incredibilmente brava a guadagnare tutto ciò in tre ore appena, sei parte del gruppo, la hermanita, la hija, la companera, tutti insieme a mangiare un kebap ripartendo el dinero, e poi spiaggia, perchè la gente non dorma sul suo asciugamano ma si alzi e venga a muovere un pò la cintura con il vostro ritmo. Sei il ritratto della felicità, una felicità fatta anche di hic e bollicine ma non per questo meno vera e intensa. E sulla stessa onda, la noche trumpetera dell'jendrix. Eventi di cui parlerai, ma che devi fermare -in rete, sulla carta- per te, per il tuo ricordo che già scivola cancellato automaticamente dal giorno successivo, che si rivela sempre meglio di quello prima, e hai paura che il climax si arresti prima o poi perchè a te per prima sembra anormale. Anor
male vedere la gente che ti osserva con invidia e stupore, contagiata dal tuo sorriso e gioia di vivere, ballare senza stancarsi mai, l' Jendrix con la sua festa che ti sa di inaugurazione del giardino di Pippo in tempi che forse sognasti - o stai sognando adesso- , tu e marcelo vestiti da pagliaccio con tanto di naso rosso a ballare ska levando al cielo le vostre trombe immaginarie, sul ritmo di canzoni che non dimenticherai. La musica non ti abbandonerà mai. E il sorriso di gente che con quella musica ti parla, nemmeno. E quando sarai triste, boluda? Musica maestro, verrà il Tu-Ta Tu-Tà!
domenica 8 aprile 2007
VIVIMOS EN UNA BURBUJA...
non so quando i contorni hanno iniziato a sparire piano, e il riflesso arcobaleno della luce del sole su una bolla d'aria e sapone mi ha iniziato ad avvolgere...ci ha avvolto..non so nemmeno la bocca di quale bambino, in un gioco eterno e già previsto, ci ha sputate fuori insieme ad altri mille volti come noi, che probabilmente non incontreremo ma di cui condividiamo il destino di sospensione..ci muoviamo nel vuoto e siamo particelle d'acqua, in a bubble, come dici tu, en una burbuja-segun ellos-,in una immensa bolla che ci porta via, giocando a farci rimbalzare senza mai cadere su prati, e letti, e visi, e baci, e città..ancora Italia ma è tutto diverso e come un gioco..gli occhiali a cuore per vedere la vita come un cartone animato, e il vento soffia dentro la bolla e con le mani ancora attaccate alla superficie appiccicosa giochi a rotolare tra il Colosseo e Via dei Tribunali..le sveglie sono un sorriso, lenzuola rosse come la luna di Napoli per le due principesse, fumaglie continue e questa sensazione che ancora non ti abbandona, rotolare nel tempo e nello spazio come dadi lanciati da mani ignote, ma senza mai cadere..nulla a farti male, perchè anche se è italia stai parlando in spagnolo e in inglese- l'hai fatto per continuare a sognare, e la tua batterista inglese occhioazzurro ti reggeil gioco implicitamente richiesto dal fatto stesso di parlare nella lingua che avete comune, lontane entrambe dai vostri mondi nonostante ci siete, nel tuo, e gioia sono i volti amici, e la casa torna ad essere di quattro nonostante il marmo è freddo e non ti piace nemmeno il colore
-l'hai visto oggi, ma non potevi fare altro che appoggiarvi la testa per cercare di penetrare, hai bussato ma nessuno ti ha risposto, nemmeno un fiore a salutarlo, solo lacrime.
tornano i sorrisi, ed è quasi timida la bocca che si schiude in casa tua, quasi ad aver timore di emettere un grido e non una risata, o che la risata stessa suoni sgraziata ed eccessiva.Invece due bacchette a segnare un ritmo sulla spalliera di una sedia bastano a far ballare tua mamma su una gamba sola per il dannato menisco, e tu ritrovi la vena cabarettistica per regalare due minuti di show, prima di tornare in te e realizzare, testa contro il muro, che dormire è meglio che stare svegli, quando l'incubo sta in tutte e due le fasi.hai ancora il cioccolato in bocca e già devi scappare di nuovo, lassù al nord qualcuno ancora ti ama, e tra una settimana devi riportare lacrime e gioie dall'altra parte del mare, assecondando il perenne rotolare della burbuja..e nonostante tutto, puoi chiamarti fortunata, anche se la faccia nello specchio piega ancora la bocca all'ingiù e tu devi correre perchè dalla cucina qualcuno ti chiama.
-l'hai visto oggi, ma non potevi fare altro che appoggiarvi la testa per cercare di penetrare, hai bussato ma nessuno ti ha risposto, nemmeno un fiore a salutarlo, solo lacrime.
tornano i sorrisi, ed è quasi timida la bocca che si schiude in casa tua, quasi ad aver timore di emettere un grido e non una risata, o che la risata stessa suoni sgraziata ed eccessiva.Invece due bacchette a segnare un ritmo sulla spalliera di una sedia bastano a far ballare tua mamma su una gamba sola per il dannato menisco, e tu ritrovi la vena cabarettistica per regalare due minuti di show, prima di tornare in te e realizzare, testa contro il muro, che dormire è meglio che stare svegli, quando l'incubo sta in tutte e due le fasi.hai ancora il cioccolato in bocca e già devi scappare di nuovo, lassù al nord qualcuno ancora ti ama, e tra una settimana devi riportare lacrime e gioie dall'altra parte del mare, assecondando il perenne rotolare della burbuja..e nonostante tutto, puoi chiamarti fortunata, anche se la faccia nello specchio piega ancora la bocca all'ingiù e tu devi correre perchè dalla cucina qualcuno ti chiama.
lunedì 26 marzo 2007
e un'altro anno è passato...
un mese che non scrivo. un mese in cui è successo di tutto. qua i giorni scivolano via e la cognizione del tempo e dello spazio si dissolve.non sai mai chi sei, nè perchè nè quando. essere. essere e basta. non lo facevo da una vita. e mi piace. qua è già estate, e il sole bacia la sabbia, e la pelle inizia a prendere colore. si ritorna in spiaggia, senza i tuoi amici che da qualche parte, dispersi per i paraggi di Buenos Aires, bevono mate e ti inviano mail dicendo che lo hanno fatto pensandoti. un abbraccio lungo una costa. Ed ecco che ancora una volta, spiaggia e argentina si fondono, nei contorni multicolore di asciugamani e percussioni. e torna la vita, in spiaggia, iniziando dalla vigilia del tuo compleanno. il cielo ti regala di passarlo con una banda di scalmanati e allegri percussionisti, detti "buena onda". Che vuol dire, in una parola, tutto. I sorrisi, la gioia di vivere, ballare in spiaggia e giocare a palla, fare casino, e tutto il mondo là a guardare te e Frances sorridendo di riflesso alla vostra gioia tutta argentina fatta di niente, della semplicità di sorridere e giocare e ballare. Torna la gente a chiamarti "tana, tanita" il tuo caro soprannome che pensavi nessuno più ti avrebbe ridato dopo la partenza dei mitici tato, luciano, seba, claudio e compagnia. Invece sei là in spiaggia, con altri argentini, ancora una volta, di buena onda, e basta parlarsi un attimo per essere amici, fratelli, per chiamarsi "hermano", aspettare la mezzanotte che è quella del tuo compleanno mentre l'ultimo raggio di sole in spiaggia vi saluta, e marcelo esordisce con: "guardate, l'ultimo raggio di sole in spiaggia, sta tramontando e illumina i migliori, che siamo o saremmo noi, la gente felice, i più simpatici, quelli che se lo meritano. "alza la sua birra, indica il sole e: tanita, a medianoche va a ser tu cumple. il compleanno è un giorno speciale, e anche se non ti conosco bene, la tua faccia mi dice che non è proprio un bel periodo. beh, italiana occhi tristi, a mezzanotte tutto ciò cambierà. a medianoche vos sos la Reina, la reina de la noche. Acuerdatelo. " E reina sono stata, difatti, con tanto di corona in testa e guanti neri, mezzanotte a casa a bere ricordando lo scorso anno con la notte bianca di milano, mentre ora a farti gli auguri è gente dal mondo, e ti sembra strano, e sei circondata da amici inglesi, francesi, spagnoli, italiani.. e si continua, telefonate ke arrivano e ti sposti in un appartamento argentino, dove gente che manco ti conosce ti ha pensato come fossi na sorella, preparandoti feste e regali a sorpresa che non ti aspetteresti, vorresti piangere dall'emozione, ma sei troppo ubriaca per farlo..e via allo Stereo, a ballare e fare foto, sorrisi...due ore di sonno a casa (due davvero, 9-11) e alle 12 tapas al Lizzaran.
Ti rubano la borsa, te ne fotti, e via al Parco Moran, dove i tuoi percussionisti ti cantano Feliz cumple, e il giorno trascorre in musica, e risate, e muoverti al ritmo dei tamburi con una ballerina di samba brasiliana conosciuta al parco, tutto il mondo a guardarti e sei felice, nessun problema oggi e tanta felicità, il tuo corpo è materia che si muove al ritmo della musica, ed è gente che non p
arla la tua lingua ma sono la per te a cantarti la canzoncina, Bombon, tanita, a farti sorridere, a insegnarti ancora una volta che non è la comunanza di lessico che aiuta, ma la maniera di essere dentro, il corazòn conta, el alma, e tutto è vita e colore. oggi mi sveglia un nuovo sole, con incubi italiani molto prossimi, ma hai avuto i tuoi sorrisi e in mezzo a questi c'era il tuo papi, a strizzarti l'occhio e inviarti angioletti che te cuiden..a prendersi cura di te, inviandoti la carezza di colori e musica, e baci nei raggi di sole. 22 anni. il numero del loco, in argentina. il 22. la vita si preannuncia differente. ma qual'è la vera vita? la vida es sueno, semplicemente. e se è così, continuate a regalarmi il vostro arcobaleno, e non vorrò svegliarmi più.
Ti rubano la borsa, te ne fotti, e via al Parco Moran, dove i tuoi percussionisti ti cantano Feliz cumple, e il giorno trascorre in musica, e risate, e muoverti al ritmo dei tamburi con una ballerina di samba brasiliana conosciuta al parco, tutto il mondo a guardarti e sei felice, nessun problema oggi e tanta felicità, il tuo corpo è materia che si muove al ritmo della musica, ed è gente che non p
mercoledì 21 febbraio 2007
Ancora Italia...
I know, you love the song but not the singer
I know, you've got me wrapped around your finger
I know, you want the sin without the sinner
I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
...I know....
I know, you cut me loose in contradiction
I know, Im all wrapped up in sweet attrition
I know, its asking for your benediction
I know,I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know.
Matera. Porta sempre con sè un certo malessere, anche se sorrisi. Sono di nuovo in Italia, lasciando casa "mia", con le sue finestre aperte sul mondo stile colosseo, e operai argentini troppo chiacchieroni che mi regalano maglie e parlano di storia, e i rimproveri del dueno, i pianti, le paci, i baci, i sorrisi, le valigie alla stazione, l'acqua, la resaca, la flaca, la rubia nel black dog, cartoline e promesse a riannodare le fila della storia prima di salire sul treno e bloccare il "rec" sul nastro spagnolo. Girare la cassetta, accendere "play" dove si era interrotto quello italiano. Le due vite si inseguono, ma fra i due lati il "b" per ora rimane il migliore. L'arcobaleno e il caldo si spengono a Roma Ciampino, ma basta il sorriso e l'abbraccio delle mie STAR a farmelo tornare. Sono a casa, Roma, il successo non cambia nemmeno di una virgola nessuno, e nonostante biascichi ringraziamenti bilingue (sei ancora inceppata, cacchio), ma sorridi ritrovando tutto com'era e il tuo spazzolino al solito posto alla destra del lavandino, come se non te ne fossi andata ke per un week-end, lasciando là gli oggetti distrattamente, sapendo di ritrovarli al loro posto, dove amorevoli "mani" dei tuoi amici improvvisatisi mamme le avrebbero riposte, per fartele incontrare ancora. il sentirti sicura, e certa. il verde in testa e in bocca. Grazie, amici.
Ieri Matera. Pianto, occhi neri. Di colpo apro l'armadio, afferrando tutte le tue cravatte e indossandole. il resto è la testa che picchia forte contro il muro, fino a che l'alt è una chiazza rossa sul pavimento che arriva direttamente dal naso. Non sono ancora adulta, per affrontare l'abbandono. Spero mi perdonerai. Annego il giorno in due mojiti e dietro la maschera da bambola di pezza, ciò ke piu' mi si addice nel ciarpame che è adesso la mia vita.
But show must go on...next stop: Milano.
I know, you've got me wrapped around your finger
I know, you want the sin without the sinner
I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
...I know....
I know, you cut me loose in contradiction
I know, Im all wrapped up in sweet attrition
I know, its asking for your benediction
I know,I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know
I know, the past will catch you up as you run faster
I know, the last in line is always called a bastard
I know, the past will catch you up as you run faster
I know
I know.
Matera. Porta sempre con sè un certo malessere, anche se sorrisi. Sono di nuovo in Italia, lasciando casa "mia", con le sue finestre aperte sul mondo stile colosseo, e operai argentini troppo chiacchieroni che mi regalano maglie e parlano di storia, e i rimproveri del dueno, i pianti, le paci, i baci, i sorrisi, le valigie alla stazione, l'acqua, la resaca, la flaca, la rubia nel black dog, cartoline e promesse a riannodare le fila della storia prima di salire sul treno e bloccare il "rec" sul nastro spagnolo. Girare la cassetta, accendere "play" dove si era interrotto quello italiano. Le due vite si inseguono, ma fra i due lati il "b" per ora rimane il migliore. L'arcobaleno e il caldo si spengono a Roma Ciampino, ma basta il sorriso e l'abbraccio delle mie STAR a farmelo tornare. Sono a casa, Roma, il successo non cambia nemmeno di una virgola nessuno, e nonostante biascichi ringraziamenti bilingue (sei ancora inceppata, cacchio), ma sorridi ritrovando tutto com'era e il tuo spazzolino al solito posto alla destra del lavandino, come se non te ne fossi andata ke per un week-end, lasciando là gli oggetti distrattamente, sapendo di ritrovarli al loro posto, dove amorevoli "mani" dei tuoi amici improvvisatisi mamme le avrebbero riposte, per fartele incontrare ancora. il sentirti sicura, e certa. il verde in testa e in bocca. Grazie, amici.
Ieri Matera. Pianto, occhi neri. Di colpo apro l'armadio, afferrando tutte le tue cravatte e indossandole. il resto è la testa che picchia forte contro il muro, fino a che l'alt è una chiazza rossa sul pavimento che arriva direttamente dal naso. Non sono ancora adulta, per affrontare l'abbandono. Spero mi perdonerai. Annego il giorno in due mojiti e dietro la maschera da bambola di pezza, ciò ke piu' mi si addice nel ciarpame che è adesso la mia vita.
But show must go on...next stop: Milano.
mercoledì 14 febbraio 2007
Chiedimi se sono felice
chiedimi se sono felice. oggi. oggi la giornata è stata produttiva, o forse no.
potrei essere felice ugualmente.
ho scritto e inviato un racconto.
ho mandato mail.
ho pensato alla tesi.
ho preso appunti.
ho pensato (molto importante).
ho pianto.
ho scoperto che la tortilla riscaldata è meglio di quella fredda.
ho parlato con Davide. (San Valentino :) )
ho pianto.
Ho riso.
successivamente mi sono scottata alla piastra, ho ripianto subito dopo.
ho abbracciato frances, e l'ho vista disegnare.
ho mangiato un bacio perugina.
ho le foto del concerto dei Qualude a Murcia. ( fantastiche).
ho scritto.
ho guardato il telegiornale.
ho fumato un porro con miguel parlando di cinema.
Tutte ste cose in due lingue.
"Ma..... posso essere felice con poco" vero Carmen?
ebbene sia, oggi posso dirmi "felice".
non voglio andare via. questa è davvero casa mia. una casa che ho sempre sognato, forse esisteva. la casa della pace. questa casa è una carezza sulla guancia ogni volta che vai a dormire, e il buio è ovatta protettivo, i ritmi della gente che vive con me qua si incastrano perfettamente meglio delle voci di un canto gregoriano, è tutto sereno, la maniera di parlare, di essere, e non c'è niente da chiedere, un abbraccio, una mano sicura, una spalla su cui piangere, ridere, essì che siamo di 4 posti diversi, inghilterra-italia-spagna-america e c'è una tale armonia che no lo diresti mai. pace. serenità. e film e dormire il pomeriggio. la paella di miguel. uscire, divertirsi. concerti, risvegli coi Led Zeppelin.
baci, camomille, canne, caffè, risate, disegni, matite, trucchi, pub, sangrie. Può essere un nuovo inizio.
intanto torno in Italia tra poco..che ansiaaaaaaaaaaaaaaaaa!!
potrei essere felice ugualmente.
ho scritto e inviato un racconto.
ho mandato mail.
ho pensato alla tesi.
ho preso appunti.
ho pensato (molto importante).
ho pianto.
ho scoperto che la tortilla riscaldata è meglio di quella fredda.
ho parlato con Davide. (San Valentino :) )
ho pianto.
Ho riso.
successivamente mi sono scottata alla piastra, ho ripianto subito dopo.
ho abbracciato frances, e l'ho vista disegnare.
ho mangiato un bacio perugina.
ho le foto del concerto dei Qualude a Murcia. ( fantastiche).
ho scritto.
ho guardato il telegiornale.
ho fumato un porro con miguel parlando di cinema.
Tutte ste cose in due lingue.
"Ma..... posso essere felice con poco" vero Carmen?
ebbene sia, oggi posso dirmi "felice".
non voglio andare via. questa è davvero casa mia. una casa che ho sempre sognato, forse esisteva. la casa della pace. questa casa è una carezza sulla guancia ogni volta che vai a dormire, e il buio è ovatta protettivo, i ritmi della gente che vive con me qua si incastrano perfettamente meglio delle voci di un canto gregoriano, è tutto sereno, la maniera di parlare, di essere, e non c'è niente da chiedere, un abbraccio, una mano sicura, una spalla su cui piangere, ridere, essì che siamo di 4 posti diversi, inghilterra-italia-spagna-america e c'è una tale armonia che no lo diresti mai. pace. serenità. e film e dormire il pomeriggio. la paella di miguel. uscire, divertirsi. concerti, risvegli coi Led Zeppelin.
baci, camomille, canne, caffè, risate, disegni, matite, trucchi, pub, sangrie. Può essere un nuovo inizio.
intanto torno in Italia tra poco..che ansiaaaaaaaaaaaaaaaaa!!
venerdì 9 febbraio 2007
LIFE IS CHANGING..(maybe)..
cambiamenti in corso in tutto, per tutto, con tutto e di tutto.
il tempo per scrivere è sempre poco e "malo".
non ho parole, e questa mancanza mi svuota, non posso studiare perkè mi manca qualcuno, insicurezza....
cerco la tua mano e non la trovo, il ricordo è freddo e caldo e fa male, star nel mezzo, fa male.
ad ogni modo....
ho cambiato casa, adesso vivo con Frances. ho una camera mia, con le pareti azzurre.
il cielo in una stanza.
ed è bello, quasi una famiglia, risvegli rock and roll, studio e tante risate, chiacchiere fino a tardi,
musica, e parlare di tutto, inglese, spagnolo, italiano, mescolanze di culture e fatti e persone e parole e lingue.
manca qualcosa, perchè sia perfetto. qualcuno. o tutt' e due.
scriverò meglio in seguito, oggi ho appena finito gli esami e la noia prende il sopravvento cedendo il passo a parole stanche e senza senso.
ho sperimentato l'insicurezza davanti al foglio bianco, in un esame del kazzo dove la dignità ha deciso repentinamente di abbandonarmi, e non è facile, cercare di fare la donna quando quello ke vorresti è l'abbraccio vero, e non quello di due coperte morbide sotto le quali speri di soffocare l'angoscia per sentirti, in un certo qual modo, a casa.
Penso, penso, penso. paradossalmente, il pensiero schiaccia il linguaggio rendendolo insulso, insulto. e paradossalmente, tutto quello ke sto pensando, non rassomiglia nemmeno lontanamente alle porcherie che ho scritto.
fumerò una sigaretta.
hasta pronto.
il tempo per scrivere è sempre poco e "malo".
non ho parole, e questa mancanza mi svuota, non posso studiare perkè mi manca qualcuno, insicurezza....
cerco la tua mano e non la trovo, il ricordo è freddo e caldo e fa male, star nel mezzo, fa male.
ad ogni modo....
ho cambiato casa, adesso vivo con Frances. ho una camera mia, con le pareti azzurre.
il cielo in una stanza.
ed è bello, quasi una famiglia, risvegli rock and roll, studio e tante risate, chiacchiere fino a tardi,
musica, e parlare di tutto, inglese, spagnolo, italiano, mescolanze di culture e fatti e persone e parole e lingue.
manca qualcosa, perchè sia perfetto. qualcuno. o tutt' e due.
scriverò meglio in seguito, oggi ho appena finito gli esami e la noia prende il sopravvento cedendo il passo a parole stanche e senza senso.
ho sperimentato l'insicurezza davanti al foglio bianco, in un esame del kazzo dove la dignità ha deciso repentinamente di abbandonarmi, e non è facile, cercare di fare la donna quando quello ke vorresti è l'abbraccio vero, e non quello di due coperte morbide sotto le quali speri di soffocare l'angoscia per sentirti, in un certo qual modo, a casa.
Penso, penso, penso. paradossalmente, il pensiero schiaccia il linguaggio rendendolo insulso, insulto. e paradossalmente, tutto quello ke sto pensando, non rassomiglia nemmeno lontanamente alle porcherie che ho scritto.
fumerò una sigaretta.
hasta pronto.
lunedì 8 gennaio 2007
Yo, Fernando
poesie di Pessoa, non ho voglia di scrivere.
e poi, lui e' piu' bravo di me nel dire. Lui e' il maestro. Un dio.
e siamo sempre insieme.
SI MUERO PRONTO
Si muero pronto,
Sin poder publicar ningún libro,
Sin ver la cara que tienen mis versos en letras de molde,
Ruego, si se afligen a causa de esto,
Que no se aflijan.
Si ocurre, era lo justo.
Aunque nadie imprima mis versos,
Si fueron bellos, tendrán hermosura.
Y si son bellos, serán publicados:
Las raíces viven soterradas
Pero las flores al aire libre y a la vista.
Así tiene que ser y nadie ha de impedirlo.
Si muero pronto, oigan esto:
No fui sino un niño que jugaba.
Fui idólatra como el sol y el agua,
Una religión que sólo los hombres ignoran.
Fui feliz porque no pedía nada
Ni nada busqué.Y no encontré nada
Salvo que la palabra explicación no explica nada.
Mi deseo fue estar al sol o bajo la lluvia.
Al sol cuando había sol,
Cuando llovía bajo la lluvia(Y nunca de otro modo),
Sentir calor y frío y viento
Y no ir más lejos.
Quise una vez,
pensé que me amarían.
No me quisieron.
La única razón del desamor:
Así tenía que ser.
Me consolé en el sol y en la lluvia.
Me senté otra vez a la puerta de mi casa.
El campo, al fin de cuentas, no es tan verde
Para los que son amados como para los que no lo son:
Sentir es distraerse.
HE PASADO TODA LA NOCHE SIN DORMIR
He pasado toda la noche sin dormir, viendo, sin espacio tu figura.
Y viéndola siempre de maneras diferentes de como ella me parece.
Hago pensamientos con el recuerdo
de lo que es ella cuando me habla,
y en cada pensamiento cambia
ella de acuerdocon su semejanza.
Amar es pensar.
Y yo casi me olvido de sentir sólo pensando en ella.
No sé bien lo que quiero,
incluso de ella,
y nopienso más que en ella.
Tengo una gran distracción animada.
Cuando deseo encontrarla
casi prefiero no encontrarla,
Para no tener que dejarla luego.
No sé bien lo que quiero,
ni quiero saber lo quequiero.
Quiero tan solo
Pensar en ella.
Nada le pido a nadie,
ni a ella, sino pensar.
sono triste, triste triste.
T R i S T e.
alba, dove sei?
e tu, mio babbo..?
Ti amero' per sempre.
e poi, lui e' piu' bravo di me nel dire. Lui e' il maestro. Un dio.
e siamo sempre insieme.
SI MUERO PRONTO
Si muero pronto,
Sin poder publicar ningún libro,
Sin ver la cara que tienen mis versos en letras de molde,
Ruego, si se afligen a causa de esto,
Que no se aflijan.
Si ocurre, era lo justo.
Aunque nadie imprima mis versos,
Si fueron bellos, tendrán hermosura.
Y si son bellos, serán publicados:
Las raíces viven soterradas
Pero las flores al aire libre y a la vista.
Así tiene que ser y nadie ha de impedirlo.
Si muero pronto, oigan esto:
No fui sino un niño que jugaba.
Fui idólatra como el sol y el agua,
Una religión que sólo los hombres ignoran.
Fui feliz porque no pedía nada
Ni nada busqué.Y no encontré nada
Salvo que la palabra explicación no explica nada.
Mi deseo fue estar al sol o bajo la lluvia.
Al sol cuando había sol,
Cuando llovía bajo la lluvia(Y nunca de otro modo),
Sentir calor y frío y viento
Y no ir más lejos.
Quise una vez,
pensé que me amarían.
No me quisieron.
La única razón del desamor:
Así tenía que ser.
Me consolé en el sol y en la lluvia.
Me senté otra vez a la puerta de mi casa.
El campo, al fin de cuentas, no es tan verde
Para los que son amados como para los que no lo son:
Sentir es distraerse.
HE PASADO TODA LA NOCHE SIN DORMIR
He pasado toda la noche sin dormir, viendo, sin espacio tu figura.
Y viéndola siempre de maneras diferentes de como ella me parece.
Hago pensamientos con el recuerdo
de lo que es ella cuando me habla,
y en cada pensamiento cambia
ella de acuerdocon su semejanza.
Amar es pensar.
Y yo casi me olvido de sentir sólo pensando en ella.
No sé bien lo que quiero,
incluso de ella,
y nopienso más que en ella.
Tengo una gran distracción animada.
Cuando deseo encontrarla
casi prefiero no encontrarla,
Para no tener que dejarla luego.
No sé bien lo que quiero,
ni quiero saber lo quequiero.
Quiero tan solo
Pensar en ella.
Nada le pido a nadie,
ni a ella, sino pensar.
sono triste, triste triste.
T R i S T e.
alba, dove sei?
e tu, mio babbo..?
Ti amero' per sempre.
martedì 2 gennaio 2007
2007: Odissea nello Sfascio
eccoci qua a salutare questo neonato, avendo chiaramente fatto passare un giorno di silenzio a causa della "botta" che il Capodanno DArk ha lasciato dietro di Sé.
bella la festa, bella la gente, bello tutto, insomma.
ragnatele, neri ovunque, e rock, tanto da stare male, e baci e abbracci, è mezzanotte, auguri.
si aprono gli spumanti e si torna a ballare sulle note già tante volte vissute e amate, gruppi che hanno fatto la tua storia e vita, e la musica del foniko-ali-argentate si alza, e polvere, e grida di soddisfazione, e teste ritmiche a muoversi su e giu', scuotendo chiome improbabili figlie dei nostri travestimenti, voglie protate alla ribalta, amici, amanti, amori, sapori, sorrisi, liquori, telefoni perduti, telefoni ritrovati, pensieri sacri e profani, pensieri andati, lacrime che spingono per uscire,- poi ricacciate indietro dall'ennesimo mojito-.
tutto bello, tutto paradossale.
ora nuovo anno, è compito tuo raddrizzare sta curva dell'isocosto ..che come ben sappiamo, cresce fino a un certo punto, e poi precipita.
spostiamoci su profitti monopolistici, per favore.
il palcoscenico, almeno per una volta, sarà mio.
buon ANNO! a tutti!
domenica 31 dicembre 2006
bye bye 2006
oggi la giornata è iniziata male...
qualcosa di simile a un rospo continua a giacere nella mia gola...non lo ingoierò mai..
mi sento abbandonata.
e oggi intanto è già la fine dell'anno.
l'ultimo fottuto giorno di questo 2006, che porta la firma di mio padre.
figlio di puttana, te lo sei portato via. come hai potuto? me l'hai strappato via, il mio povero padre.
spesso penso al suo corpo, chiuso dentro un cassetto di mattoni.
non realizzo. non voglio. la gente dice che reagisco bene, che se non altro sono una brava attrice. che mi devo dare da fare. che devo sorridere. che devo fare come se lui fosse vivo. che ora lui sta meglio.
la gente dice, dice un sacco di cose. non ho piu' orecchie.
stamattina ho riletto la Pioggia. e 1964. e un mucchio di altre cose. mi stupisco di come non possano cadere le lacrime, nonostante la forza di gravità sia uguale dappertutto sulla terra. le lacrime rimangono sospese, non escono. E' come se piangessi al contrario. il cuore una spugna, gli occhi asciutti, lo stomaco in subbuglio e senza voce, nemmeno per gridare.
festeggerò ugualmente. Stasera è la mia sera. la mia notte. E domani è tutto per me.
Come mi hanno scritto in un messaggio, se non ci fossero fini così atroci non sarebbe così importante ricominciare.
Credo che gli uomini abbiano inventato il Capodanno per questo, per avere la certezza che strappando il 31 dal calendario tirino via un pezzo di vita, 365 giorni, e ricomincino. l'homo senex saluta l'Homo puer.
io saluterò il 2007 con la speranza del pescatore che butta l'ennesimo amo in un canale ormai quasi secco. la speranza in un miracolo. in una moltiplicazione di frutti, risultati, sorrisi, soddisfazioni. tutti da vivere, tutti da dedicare a quel gran signore di mio Padre.
per lui con lui in lui. e ora io cerco nella memoria, e voglio non trovare il corpo bianco e freddo, ma la sua vita, quella vera. ancora adesso è come se mi giro, e lui fosse là.
angoscia, per favore vai via.
silenzio, taci anke tu una buona volta.
Voglio parole, e musica, e tanto rock 'n roll, e luci, e drugs, e completi di pelle e pizzo nero, e smalti che raccontano di giorni complicati, e un bordo nero e spesso intorno all'occhio, che la dice tutta se perfino Mr. Brian Molko ci ha tirato su la splendida Black-eyed: "a product of a Broken Home".
Voglio amici e i loro sorrisi, le loro braccia sempre pronte, braccia che ti dicono il bene disinteressato e puro, braccia come calde coperte morbide intorno al corpo. Sorrisi come perle, da conservare con cura per i giorni di pioggia che verranno.
Voglio l'ebbrezza della mezzanotte, e di un conto alla rovescia.L'illusione di un riscatto. Guardare il cielo e dirgli: beh, io sono ANche questa, ma ti amo lo stesso.
Sentire la sua carezza tra i capelli, sul viso che la luna si divertirà a bagnare d'argento.
Addio 2006. mi Bruci sulla pelle come il marchio a fuoco su una povera bestia d'allevamento.
Ma io sono piu' forte di te. Giungerà la mezzanotte, e un secondo dopo in una notte Dark un trozo de alma si staccherà da terra, pieno di vita propria, e mi dirà Addio con la mano, per non tornare mai piu'.
Aspettando cicatrici immediate,
Buon 2007 a tutti.
qualcosa di simile a un rospo continua a giacere nella mia gola...non lo ingoierò mai..
mi sento abbandonata.
e oggi intanto è già la fine dell'anno.
l'ultimo fottuto giorno di questo 2006, che porta la firma di mio padre.
figlio di puttana, te lo sei portato via. come hai potuto? me l'hai strappato via, il mio povero padre.
spesso penso al suo corpo, chiuso dentro un cassetto di mattoni.
non realizzo. non voglio. la gente dice che reagisco bene, che se non altro sono una brava attrice. che mi devo dare da fare. che devo sorridere. che devo fare come se lui fosse vivo. che ora lui sta meglio.
la gente dice, dice un sacco di cose. non ho piu' orecchie.
stamattina ho riletto la Pioggia. e 1964. e un mucchio di altre cose. mi stupisco di come non possano cadere le lacrime, nonostante la forza di gravità sia uguale dappertutto sulla terra. le lacrime rimangono sospese, non escono. E' come se piangessi al contrario. il cuore una spugna, gli occhi asciutti, lo stomaco in subbuglio e senza voce, nemmeno per gridare.
festeggerò ugualmente. Stasera è la mia sera. la mia notte. E domani è tutto per me.
Come mi hanno scritto in un messaggio, se non ci fossero fini così atroci non sarebbe così importante ricominciare.
Credo che gli uomini abbiano inventato il Capodanno per questo, per avere la certezza che strappando il 31 dal calendario tirino via un pezzo di vita, 365 giorni, e ricomincino. l'homo senex saluta l'Homo puer.
io saluterò il 2007 con la speranza del pescatore che butta l'ennesimo amo in un canale ormai quasi secco. la speranza in un miracolo. in una moltiplicazione di frutti, risultati, sorrisi, soddisfazioni. tutti da vivere, tutti da dedicare a quel gran signore di mio Padre.
per lui con lui in lui. e ora io cerco nella memoria, e voglio non trovare il corpo bianco e freddo, ma la sua vita, quella vera. ancora adesso è come se mi giro, e lui fosse là.
angoscia, per favore vai via.
silenzio, taci anke tu una buona volta.
Voglio parole, e musica, e tanto rock 'n roll, e luci, e drugs, e completi di pelle e pizzo nero, e smalti che raccontano di giorni complicati, e un bordo nero e spesso intorno all'occhio, che la dice tutta se perfino Mr. Brian Molko ci ha tirato su la splendida Black-eyed: "a product of a Broken Home".
Voglio amici e i loro sorrisi, le loro braccia sempre pronte, braccia che ti dicono il bene disinteressato e puro, braccia come calde coperte morbide intorno al corpo. Sorrisi come perle, da conservare con cura per i giorni di pioggia che verranno.
Voglio l'ebbrezza della mezzanotte, e di un conto alla rovescia.L'illusione di un riscatto. Guardare il cielo e dirgli: beh, io sono ANche questa, ma ti amo lo stesso.
Sentire la sua carezza tra i capelli, sul viso che la luna si divertirà a bagnare d'argento.
Addio 2006. mi Bruci sulla pelle come il marchio a fuoco su una povera bestia d'allevamento.
Ma io sono piu' forte di te. Giungerà la mezzanotte, e un secondo dopo in una notte Dark un trozo de alma si staccherà da terra, pieno di vita propria, e mi dirà Addio con la mano, per non tornare mai piu'.
Aspettando cicatrici immediate,
Buon 2007 a tutti.
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