lunedì 21 agosto 2006

Trikke e balakke....

brevissimo post perkè matera non perdona con la sua bella conessione a 56 kb....
vacanze meravigliose, anche se non isamo andati da nessuna parte, perchè trascorse tra piacevoli falò e ancor più piacevoli cubalibre a 2 euro e 5o (quando non gratis....) e carne alla griglia e sole e mare e SHAKIRA SHAKIIIIIIIIIIIIIIIIIRa urlata dA Mary nelle serate spakko...
Lui oggi torna nel grigio e io sono triste e poko poetika dal momento ke ho una fascia giallognola sotto gli occhi per il troppo bere....
Non mi hanno ancora trovato casa in Spagna, non capisco perchè debba essere tutto così complicato...non appena le cose mi ci metto a farle IO....
torno ai miei FioriBlu di Quenau...(ve lo consiglio, è davvero assurdo...)
e quanto a te, che mi hai detto saresti passata...
anche tu mi manchi bambolina...più di quanto possa immaginare....

a presto, per scirvere due righe ci hi messo venit minuti, puff, pant....

venerdì 28 luglio 2006

every me and every you

solo parole. parole come pugnali
parole come segnali.
parole.
pugnali
segnali.
(traduzione e significato).(da PLACEBONLINE)
Every you and Every Me (Ogni me ed ogni Altro da me in me)


L' amore facile cade dal cielo
Dammi la bocca, la nostra passione è spenta
Il mio cuore è una puttana, il tuo corpo è in affitto
Il mio corpo è a pezzi, il tuo è piegato.
Incidi il tuo nome nel mio braccio.
mentre io stressato me ne sto incantato.
Perché non c'è niente altro da fare
Ogni me ed ogni Altro da me in me.
Scelgo sempre l'amore facile

Non scelgo nessun'altra possibilità di amare
Nessun altro tipo di amore da sfruttare
E nessuna circostanza può scusare questa scelta.
Le cose che vengono hanno sempe la stessa forma
Troppo veleno, un'altro amore facile ne morirà
Perché non c'è niente altro da fare
Ogni me ed ogni Altro da me in me
L'amore facile non è stabile

Pronto ad attaccarsi per consumarsi in fretta
Dammi la bocca, per amor del cielo
La posta in gioco non è mai stata così alta come ora
Servo la mia testa su un piatto
È l'unica consolazione, ma arriva tardi
Perché non c'è niente altro da fare
Ogni me ed ogni Altro da me in me.
Siamo due disperati

So di essere egoista e crudele
Trovo sempre un amore facile
Qualcuno da ferire e lasciarsi alle spalle
Non c'è niente qui ma quello che c'è è mio
Qualcosa di imprestato qualcosa di triste
Ogni me ed ogni Altro da me in me.

Spiegazioni:
Every me and every you: la personalità multipla in ogni essere umano (io e l'Altro da me)
Sucker "a fool for love": colui che si innamora e disinnamora facilmente, velocemente
Like the naked leads the blind: un antico proverbio gallese della disperazione umana di chi è disperato di se stesso per come vive
L'intero senso della canzone:
Lui si rende conto di essere egoista e cinico ma in questa storia lui finalmente trova ciò che vuole e lo dice con il verso: "...There's never been so much at stake, I serve my head up on a plate, It's only comfort, calling late..." che vuol dire per un ragazzo inglese che capisce la sua lingua madre: "La posta in gioco non è mai stata così alta come adesso, ora servo veramente la mia testa su un piatto, e' l'unica consolazione ma arriva tardi..." (nel senso: ora voglio essere fermato! non voglio più correre come un "sucker", ora mi sto veramente dando a te, ma è tardi perché tu sai come ero prima e non mi vuoi così... ma per me è una consolazione comunque perché ora finalmente capisco di essere in grado di fermarmi anch'io...)


del concerto ci saranno ulteriori aggiornamenti.
la citta dei fumettisti si riconferma stupenda, invasa dal fenomeno Placebo, e Placebo sentivi risuonare nei vicoli, dentro e furoi le mura, Placebo dalla finestra di CasaFrancesca, Placebo in ogni cuore e mente, nella disperazione, nella città in festa, negli occhi di chi porta in faccia dipinta la tua stessa angoscia.
del resto, come canta Brian :"non rinunciare a un sogno, è proprio te che voglio".

sabato 22 luglio 2006

Plasson

Io non ho mai provato , ma anche a me piacerebbe dipingere il mare con il mare.
Forse mi aiuterebbe ad avere le idee più chiare.

E' proprio così, quel personaggio mi affascina. Primo: perchè ha capito tutto (e la gente non lo sa) ; secondo: perchè ha un mondo in testa, ce l'ha tutto intero dall'inizio alla fine, l'ha concepito dal brodo universale fino all'ultimo respiro, è suo, e c'è di più: non si vede(il bianco dei suoi quadri è solo un modo di decodificare la realtà, spicciolo e risolvibile da chi non ha coraggio o voglia di vedere); terzo: è mancino (sì, sono di parte ma non ci posso fare niente).
Quarto: il suo modo di parlare. ECCEZIONALE. non riuscire a terminare una frase. un pensiero che nasce e scoppia a mezz'aria come una bolla di sapone, e tu là a trovare il modo di interpretarlo e carpirne il significato, non c'è, e non puoi nemmeno protestare.
Sicchè la mia sindrome da Plasson sta prendendo luogo, ma non nei rapporti con gli altri, piuttosto nel mio cervello, dove spesso mi capita di intrattenermi con Me in piacevoli diatribe senza fine.
- Sì, lo so, capisco. quello che proprio non mi è chiaro è il perchè continui a stare in questa situazione. Che senso ha l'andare a ritroso a destra e manca per poi(stop).
-senza dubbio hai RAGIONE. ma allora come lo spieghi questo palpitare dentro le ossa, nella carne, il veleno che di notte ti mangia i pensieri, e quell'insopportabile voglia di silenzio fino a che non arriva quella(stop).
-non che sia la voce in sè il problema. il problema è il rimando. Il SIMBOLO. è il simbolo che(stop).
-.. orrendo, quel corpo giallo e la sua pancia si gonfiava e uno due e tre , ogni volta tornavo a vomitare, in mezzo a quell'odore di sterco e urina, anche il cane aveva preso a vomitare, gli avranno dato da mangiare del(stop).
-Lo capisci adesso perchè voglio andre via? Partire non basta a cancellare, io non voglio vedere quel lenzuolo, stretto stretto attorno alle(stop).
- quel grido. non lo sentirò. O mio DIO, se solo qualcuno capisse , se qualcuno cercasse di comprendere che non sono (stop).

Pazza, no. Sono solo un pò stressata. Ma poichè per vivere nel sogno bisogna sognare, vi regalo lo scorcio dei miei. Incubi.

lunedì 17 luglio 2006

TU chiamale se vuoi...eMoZioNi....

un titolo lungo un mese e mezzo.
non parlerò dei mondiali, del delirio sulla statua di Vittorio Emanuele, degli esami che ancora incombono (altri tre e poi stop), del cercare casa in un altro posto, della data semiufficiale del primo settembre( festeggia pure brutta troia, festeggia);
non aggiungerò le lacrime e lo stare male, ma male davvero, le delusioni della gente (anche gli insospettabili); non parlerò di un bicchiere di vetro rotto in piena Porta Genova davanti agli occhi di un tassista pronto a chiamare la polizia...e non racconterò i giorni Romani con il concerto di Brian annullato e un sogno che sfuma..(anche perchè il 25 luglio a Lucca noi saremo là, là sotto, noi e la nostra disperazione che ahimè è vera, senti il suo odore che si attacca alla pelle con tutto il suo sudiciume, lo avverti e non lo puoi fermare, ti scivola addosso, ti cola dagli occhi, dalle mani,
e tu là a cercare di staccarlo via , dagli occhi, dalle mani).

Lascerò parlare le canzoni, i testi cantati da due gruppi meravigliosi che ho avuto la fortuna di guardare in due giorni di seguito..
aspettando ovviamente la meta finale, di cui ho già parlato sopra.
eccovi i testi degli Strokes e dei Verdena., quelli che meglio esprimono lo stallo in cui mi trovo adesso, la voglia di rimettere la delusione sulla gente senza più nome, senza volto, senza occhi per vedere, non per guardare.

THe strokes
You Only Live Once
Oooooh Some people think they're always right
Others are quiet and uptight
Others they seem so very nice
nice nice nice nice oh oh
Inside they might feel sad and wrong
Oh no 29 different attributes
And only 7 that you like, uh oh
20 ways to see the world, oh oh
Or 20 ways to start a fight
Oh don't dont don't Get up
I can't see the sunshine
I'll be waiting for you baby
'Cause I'm through
Sit me down
Shut me up
I'll calm down
And I'll get along with you
Ooooooo-ooooo-ooooooh
A man don't notice what they got
Women think of that a lot
1000 ways to please your man oh oh
Not even one requires a plan
Countless odd religions too
It doesn't matter which you choose
One stubborn way to turn your back
This I've tried, and now refuse
Oh don't don't don't Get up
I can't see the sunshine
I'll be waiting for you, baby
'Cause I'm through
Sit me down
Shut me up
I'll calm down
And I'll get along with you
Alright.. Shut me up
Shut me up up up up up
And I'll get along with you...


On the other side
I'm tired of everyone I know
Of everyone I see
On the street And on TV, yeah
On the other side
On the other side
Nobody's waiting for me
On the other side
I hate them all,
I hate them all
I hate myself
For hating them
So drink some more
I'll love them all
I'll drink even more
I'll hate them even more than I did before
On the other side
On the other side
Nobody's waiting for me
On the other side
Here we go
I remember when you came
You taught me how to sing
Now, it seems so far away
You taught me how to sing
I'm tired of being so judgemental
Of everyone
I will not go to sleep
I will train my eyes to see
That my mind is this blood
as a birch on a tree
On the other side
On the other side
I know what's waiting for me
On the other side
On the other side
On the other side
I know you're waiting for me
On the other side


VeRdenA L'infinita Gioia Di Henry Bahus
Io non ti avrò mai
ma sento che c'è
mi sfiori
mi sento lontano
come non mai
nei miei neri e blu
non mi sembra di trovarti mai
ora sento che
io dovrei lei vomitare
Qualcosa non va
qualcosa in me
e sudi
mi vedo all'inverso
come non mai
nei miei neri e blu
non mi sembra di trovarti mai
ora bevo in lei e mi sento più speciale
E dentro me e dentro me aahh io come lei
E dentro me e dentro me aahh io come lei
Qualcosa non va
qualcosa in me
e sudi
Io non ti avrò mai
ma sento che c'è
mi sfiori
mi sento lontano come non mai
nei miei neri e blu non mi sembra di trovarti mai
ora sento che io dovrei lei vomitare
E dentro me e dentro me aaahhh io come lei
E dentro me e dentro me aaahhh io come lei

Phantastica (prestate particolare attenzione a questo testo...)
Racconto favole su di te
che ascolti così preziosamente
Sei un fiore insano tu che si guarda con occhi porpora
Correggimi se tutto questo è debole
Quello che fai non crea più attenzione
Non coinvolge
Questo non è reale
Confronto le idee ed accendo le stelle
C’è un cristo che sanguina
e ci guarda con rabbia
È come sai tu sei per me colpevole
Quello che fai non crea più attenzione
Non coinvolge
L’aggressività non mi avrà
Confonde le idee ed affetta la gente
C’è un dio che sanguina, che sanguina
E credo di essere anormale, ebbene non lo so
Mi vedi? Temi? Credi io ti userò? uuuuuuuuuuh

aspettando brian e kalao mon amour...
P.S.
LINDA e LISI...un ringraziamento speciale per le vostre preghiere..vado a fare l'ennesimo esame!
VI VOGLIO BENEE!!

stop.
on air : Eyeliner (cantata da moltheni)

domenica 11 giugno 2006

fra meno di 24 ore...

angoscia....e pensieri più o meno candidi.
scrivo senza filtro...
ormai la mente è obnubilata, sono sparite le bianche colombe, uno stormo di corvacci neri intorno, sento il loro isterico sbatter d'ali a pochi centimetri dalla faccia..soccombo, e qui a casa del mio vicino..ho un fuoco dentro, in senso fisico e mentale, e il quesito è sempre lo stesso, per ingannare i tempi morti, quale sarà tra la fiamma biforcuta a spegnersi per prima.
mi sento semplicemente incolore. una massa grigia, la nebbia, che ritorna spesso e ogni volta non è mai la stessa di prima.
io, quella che ero allora, non sono la stessa. non lo sarò domani, nel girono ennsimo di prova.
reinvento maschere continuamente, e questa tendenza demiurgica mi assicura la sopravvivenza, ma mi sfianca.
vorrei partire domani o mai.
vorrei una porta tutta aperta o tutta chiusa.
vorrei un bianco e un nero.
annaffio l'ansia con bicchieri di vino, anche quello troppo annacquato, o troppo poco.

venerdì 2 giugno 2006

Sangue e sospiri

pausa studio in radio...
jocca e insalata con la mia fonika mentre lei manovra cursori e modula suoni e frequenze...
io in un ufficio a studiare, con tanto di telefono a portata di mano che fa tanto impiegata con lo zero da digitare prima di comporre il numero...qua mi sento " a casa" , ed è buffo perchè riesco a sentirmi più a casa in un posto di estranei che a casa mia..le facce così famigliari che mi hanno circondato fino ad ora improvvisamente mi appaiono dei perfetti sconosciuti, lo sto testando ad ogni incontro, ad ogni telefonata, a ogni conversazione reale o virtuale.
non riesco a essere più me stessa, mi sento schifata, mi sento terribilmente presa in giro, e tutte le promesse inutili di amicizia e mutuo soccorso nessuno le ricorda più, ormai; perchè abbiamo fatto il primo passo in società, perchè la vita ci sorride ed è inutile pensare a quella sfigata che oltretutto si lamenta dalla mattina alla sera , perchè ci sentiamo qualcuno, o forse perchè "non abbiamo tempo"...ma non importa.
io non dico.
io osservo in silenzio. (perchè anche queste pagine, in realtà, sono mute).
osservo, e valuto. ho pesato e misurato tutti, per prima me stessa, trovando tutti mancanti.
e poi sbaglio, e poi piango, e poi è sangue dal naso a fiumi, come ieri, e poi tu mi chiami da un letto in terapia intensiva e sputi l'anima, e hai una ferita nei polmoni e tutto quello che posso dire è "mi dispiace" o "gli esami andranno bene, non ti preoccupare".
intanto voglio un medico, lo voglio perchè ora la pelle si strappa da sola, affondo le unghie nella carne e sono piaghe ovunque, rotonde e rosse come i pois della pimpa..e mal di testa e di denti ma qualcuno ieri mi ha abbracciato, e mi ha detto " piccolina, sei de' feeeerro..". qualcuno è vero, per fortuna. qualcuno che non riesco a essere neppure io. qualcuno che forse non sarò mai, troppo occupata a reinventarmi ogni nuovo giorno per arrivare alla fine e guardare la vita come la guarderebbe un'altra fortunata.

giovedì 25 maggio 2006

DeLiRi DiVersi

Mosca
Non esisteva luogo

in cui non fossi
aria. Perdendomi
in anonime ali
da sterco sollevata
volare
avrei voluto
ma pesi specifici
di tarli nel cuore
mi bucavano l'anima
sì che ad ogni luna
precipito.


nessuna citazione, per i miei amati commentatori isterici...piuttosto, "autocitazione".
non riesco a esprimere i pensieri in prosa oggi, ed è una cantilena stanca quella dei giorni spenti nel mese delle rose, dove il sole si attarda sui tetti delle case, e la voglia di fare piano sbiadisce, mentre il cielo ingoia il sole, nell'ultimo sbadiglio.
Delusioni parallele o perpendicolari, non c'è ipotenusa o teorema che misuri lo sconforto, quando le persone d'improvviso vetro ti appaiono nella loro fragile, precaria natura, tu che ti credi -sciagurata- immortale e per la prima volta sollevi il dito quasi a dire "verrà un giorno...!". non è la vita sogno, nè sandali ai tuoi piedi, nessun cilicio con cui autopunire la tua seppur giusta presunzione...cedi, e cadi, tu e le tue ali di cera sciolta, Icaro fasullo, maledetta regina senza più trono nè voce.
Senza più pace.
adieaux.

p.s. domani mantova, (non servirà ricordare la tua ombra, siamo nel 2006...ma chissà che non sia un segno, fiera permettendo, di qualcosa di buono).

lunedì 22 maggio 2006

MeNo CinQue...

un esame è andato.
una sofferenza sciolta in un meraviglioso colloquio, sofferto e avvincente.
per un attimo ho perduto la voglia di combattere.poi la telefonata improvvisa, il problema al pericardio, le complicazioni. la sua paura, che non è la mia, prende il sopravvento.
Non posso fare nulla. Non posso bestemmiare o pregare. Non ho tempo.
Poi l'illuminazione, il moment-of-trouth giunge quasi automatico: l'unica cosa che posso fare, è dimostrarti quanto ti amo; come? è buffo, ma davvero l'unico modo è quello di accumulare numeri (possibilmente accompagnati da lettere) su un foglio di carta. Sicchè il voto, dialetticamente diviene voto in sè e per sè, misura del mio amore sotto forma di pagine lette e studiate, trasformato in un mirabile artificio matematico.
Eccolo, è qui sul libretto. ti dedico il mio trenta e lode in lettrature comparate.
ho firmato, piangendo quasi, perchè era troppo bello tutto, anche le domande bastarde e intricate (mi parli di Joyce in una ricerca intertestuale e paratestuale secondo Genette in relazione al suo romanzo e a Omero)...tu eri con me , su quel banco. solo io e te sappiamo. lasciamo che gli altri parlino. a noi il silenzio.


ora vado a cimentarmi con altri cinque esami. ma lo faccio per me e per lui, e mi pesa di meno.

p.s. c'è stata una domanda su Dubliners. a un certo punto mi sono accorta di dire: "i morti E' Dubliners." qualcuno me lo aveva detto nel telefono, in un quando e come sbiaditi...se passi di qua, capirai.

giovedì 18 maggio 2006

Ma andatevene affanculo......

spesso mi chiedo, mentre le pagine si assottigliano e nella prima metà del libro si accumula tutto ciò che dovrei sapere, dove inizia la vera vita delle persone, e dove quella fantastica.
dov'è questa presunta angoscia e preoccupazione, se poi l'immagine che ci preoccupiamo di fornire agli altri è quella di essere fuori da ogni tempo e spazio, al di là del bene e del male, in un limbo di gomma e zucchero?
Dov'è l'ansia che cercate di farvi venire fuori, dove l'atteggiamento isterico di uomini e donne d'affari stressati da mille impegni, dov'è il tempo che non riuscite a trovare- e soprattutto per fare cosa?????
intorno a me, solo fuochi fatui...
swarovski, dalle mille facce e dai riflessi meravigliosi (voi siete, al di fuori di ogni dubbio e obiezione, l'arcobaleno..) ma cosa vedo, dentro la vostra presunta pienezza, dietro l'ingannevole e multiforme involucro, se non un irrimediabile vuoto?
io mi accontento di avere una sola faccia, vi cedo volentieri la mia terza dimensione, se la vostra profondità è il metro di quanto riuscite a essere falsi e ignobili, del vostro presunto riscatto col mondo.
forse sono semplicemente invidiosa. o meglio. piena di rabbia (non posso invidiare un mondo che non mi apparterrebbe affatto).
piena di rabbia perchè sono parassiti quelli che mi circondano. gente che ti succhia il sangue finchè va bene. gente che ti chiama per ascoltare i tuoi problemi perchè solo così riesce a sentire che, in fondo , non ne ha. che in fondo la vita è bella perchè nella vita c'è il gusto di un cibo, c'è il sapore di un bacio, c'è un risveglio da favola e un andare a letto dolcissimo. ci sono sogni. e progetti.
la mia giornata attuale invece inizia con il dolore che si sveglia sottile come un pungere d'aghi dentro le unghie. inizia con un caffè troppo amaro, e alla prima sigaretta , che è quella delle otto meno un quarto, ti accorgi che stai già bestemmiando.
con un ghigno pettini i tuoi capelli scomposti, e il resto è angoscia, libri, caffè, telefonate insulse, e poi ancora angoscia, libri, caffè, sigarette fino a che la gola ti si intasa e decidi che forse è ora di andare a dormire, o continueresti a fumare.
fumo la solitudine e la delusione. sono patetica, lo so, ma non meno di quell'altro patetismo che mi dà così tanta noia in confronto. preferisco stare con gente incazzata adesso, con gente che la guardi negli occhi, e capisci che questa puttana di vita la conosce, perchè se è vero che c'è il gusto di un bacio e di giocare a fare gli innamorati per riempire le giornate, facendosi scivolare il tempo addosso aspettando Godot, c'è anche il sapore del riscatto, della vendetta, dell'alzare il dito medio contro il mondo dandogli le spalle e dicendo: adesso la storia la faccio io, c'è anche il gusto delle lacrime e di leccarsi le ferite, (quelle vere). in fin dei conti, solo chi ha pianto tanto può ridere, e ridere bene.
ma tanto la storia è sempre uguale, ed è inutile anche questo mio continuare a scrivere...mi cercherò un analista, chissà che l'agorafobia del momento non passi.
intanto piango, guardando il mio cognome sul libretto universitario, ed è un pianto che non ha soluzione.

domenica 14 maggio 2006

iL tEmPo PaSsA...

Tra una settimana il primo esame del semestre. Due giorni dopo il secondo.E via discorrendo, fino al 21 giugno.
Assenza di tempo, angoscia e voglia di dormire. Come si conciliano male questi tre modi di sentire nel corpo di una persona.
i miei rimedi omeopatici sono 5 tazzè di caffè al giorno e una compressa di guranà immancabile dopo i pasti(non me ne vorrai, vero?)
se dovessi quantificare la tensione, conterei i mozziconi di sigarette che tacciono dentro il portacenere.
non sono a casa mia, (ho più una casa?) e dal terrazzo di casa sua guardo le case. Le nove di sera. ancora 6 ore di lavoro, quattro se sono fortunata (perchè è dalla foprtuna ormai che dipende il mio livello di concentrazione). a volte le righe scompaiono sotto gli occhi, e come su uno schermo montato dentro la retina osservo le figure dei miei incubi che prendono forma.
Buffa la forma degli incubi di chi sta preparando un esame(parlo per chi, come me, è abituato a questa preversione dell'inconscio).
C'è chi sogna di non svegliarsi in tempo e saltare l'appello; chi immagina di nuotare per ore e tuttavia non vedere alcuna riva all'orizzonte; chi ancora sogna di aver già sopstenuto la prova, e si gode tranquillo il sogno che però con una sorta di sadico clima lo porta a svegliarsi nella più totale disperazione, svanita l'illusione di poter dormire tranquillo fino a mezzogiorno; chi apre gli occhi prima della sveglia perchè il suo orologio biologico anticipa l'angoscia del tempo, e conta mentalmente i secondi che lo separano dall'odioso trillo che preannuncia un'altra fastidiosa lotta contro le ore.
Io sogno bare. Di ogni tipo e dimensione, vuote. Mi sveglio madida a intervalli regolari di tre , quattro ore, sicchè il sonno non è meno grave della veglia. L'unico rimedio è studiare, finchè gli occhi reggono, forzandoli ancora un pò per piombare nel letto e pregare di dormire.
Se solo riuscissi a chiuderli e dormire e dimenticare.
Mi manca la mia famiglia. E quest'esilio volontario eppur coatto, che a volte diviene una prigione, mi fa avvertire ancora di più il bisogno che le voci siano bocche da guardare, e occhi che parlano, e mani che enfatizzano, e non un sibilo metallico dentro un filo.
Tutto questo finirà, mi dico.
Spengo la sigaretta con forza, muovendo l'ennesimo filtro spento su e giù nella cenre con gesti concentrici, come per cancellare qualcosa.
"ce la devo fare, ce la devo fare".
la sigaretta ormai spenta giace insieme alle mille compagne, e io continuo a ripetere queste quattro parole a mezza voce, sussurrandole a nessuno in particolare.

venerdì 12 maggio 2006

Dell' odio congenito, e di altre patologie

E' primavera(Forse) e mi sento semplicemente circondata da una serie di persone che rilasciano le stesse sostanze allergico-urticanti che si ritrovano in natura.
Quanto prurito, mentre ascolto i discorsi vani perdendo abbondanti quarti d'ora al telefono a sentirmi sparare una lunga trafila di minchiate, una volta superati i convenevoli...
"sai, sto facendo una dieta" "sai, sono piena di problemi" "sai, non ce la faccio più"
"sai, io ho in mente di fare questo, poi quello, poi quello e poi quell'altro ancora, però non riesco a fare tutto perchè voglio anche andare al parco, dormire otto ore al giorno, andare in giro per i negozi , leggermi il giornale, scopare col mio ragazzo come una iena e guardarmi un film" "sai, sto cercando me stessa" "sai, sento la mia vita vuota.."
MA andatevene aFFANCULOOO!
e io là a grattarmi fino a che la pelle non diviene rosso sangue, là, a perdere tempo quando chi afferma di non averne continua a sciorinarmi la sua lunga vita fatta di impegni quali quello di andare al parco a leggere un libro, andarsi a fare la ceretta, mangiare al ristorante, aperitivare, fare pompe, comprare l'hashish, scrivere, fotografare e portare a spasso il cane.
Ma porca troia, perchè la gente non capisce, perchè manca di quel tatto (chiamiamola pure delicatezza ) di non venirmi a porre questioni inutili quando io ho già la testa che mi esplode e ho (davvero) tanto da fare, perchè non andare a rompere le palle con i loro problemi alla mamma, al fidanzato, a un palo della luce, all'autista dell'atm?
sono stanca di fare il telefono azzurro di gente che poi scappa, il cui unico sollievo è sentire la mia voce per farsi due risate, perchè la mia cadenza non lascia altro che le risate, te ne sbatti del contenuto, potrei recitarti a memoria il canto sesto dell'inferno ma tu rideresti uguale, a sentire le mie oooooo che si allunganno e le mie aaaa che diventano EEEE.
Odio tutta questa superficialità, che riesco a leggere benissimo anche nelle persone che un momento fa reputavo , a loro modo , "profonde", in qualche maniera capaci di vedere oltre.
Svegliatevi, non vedete a un palmo dal vostro naso, la vostra autocelebrazione, il compiacimento che avete al mattino quando vi alzate ( e che sapete ampiamente celare dietro quella patina oliosa che è il buonismo esasperato e rifritto, viscido come la pelle di un'anguilla) vi sta mangiando il cervello del tutto, non capite più nulla e appena il giocattolo accenna a rompersi, appena si discosta un attimo da quello che la vostra mente reputa come ESATTO (e la vostra esattezza equivale a dire che: "le cose devono andare in modo che io debba essere sempre in testa, immacolata, amata da tutti e stimata da ancora più gente") , appena questa stupenda macchina che è il mondo che vi gira intorno accenna a fermarsi perchè ha trovato un altro epicentro, ecco che non trovate più interessante nulla; ecco che con un aria snob che nasconde il vostro viso verde dite che infondo non era poi così importante; che avete altro a cui pensare; che vi siete stancati; sbuffate, sollevando i capelli col fiato, e siete ridicoli.
un mondo di Alici e Cenerentole che non ha capito che è il momento di svegliarsi, un mondo di Cesari e Augusti che rifiuta di prendere atto che sono re senza corona e senza impero, che sono persone senza biografia con l'illusione di fare la storia, almeno la loro; un mondo di persone fintamente felici, di quella felicità triste degna dei Morti di Dubliners (perdonami James..).
Continuo a starnutire, ma non c'è antistaminico contro le persone, e io "sono troppo stitica per fare la stronza".

On air: Caparezza. La mia parte InToLlErAnTe.

sabato 6 maggio 2006

Delirio da astinenza...

Giornata di merda oggi.
come al solito, dirà qualcuno.
no, di più.
studiare,( e le pillole?) studiare, studiare,(non ci sono) e più sbatti la testa su quei numeri più ti accorgi che stai diventando un numero pure tu (come se già non lo fossi).
Graffiare le pagine del libro, morderlo, sbatterlo per aria, questo vorresti fare mentre con altri illustri signori devi ricamarti degli appuntamenti al buio quando gli occhi sono troppo stanchi per leggerli, e allora " George Louis, lo so, mi rincresce, ma dovremo vederci la settimana prossima", poi ti ritagli il tempo di un caffè con Julio e gli axolotl non disdegnando magari di scambiarti piacevoli quanto proibite ed estreme fantasie erotiche con Sally Mara, sbirciando il suo diario intimo che ti ha consegnato Raymond..e nel frattempo le pagine, quelle che dovresti davvero leggere, si riempiono di polvere sulla scrivania e quei meravigliosi soprammobili di fitte righe e numeri pregano la tua coscienza di essere aperti...inutilmente.
sono stanca di prendermi in giro e di fare vani sforzi che hanno il solo risultato di fiaccarmi.
Flaccidi i muscoli, la gola non va, il cuore (ce l'ho? perchè non batte, gioca a farsi prendere o a volte impazzisce) , un seno (o chi per lui) continua a farmi male, fitte lancinanti anche adesso mentre scrivo ma fingo di non pensarci perchè in fondo va bene così e non ho tempo per curarmi ma nemmeno per stare male.
Non ho tempo,non ce l'ho.
Continuo a immaginare quadranti impazziti, e nei miei sogni, anche quelli più umidi ,c'è sempre un ticchettare fastidioso, come di una bomba o di un non so che, un allarme o un giocattolo a molla sul punto di saltare dalla scatola, o il cigolare sinistro di un cucù in una vecchia casa scura di nebbia.
Ecco sto delirando.
Come se ciò non accadesse almeno due volte al giorno nel corso della giornata. (Ecco le lancette..anche loro ritornano nella stessa posizione due volte al giorno).
Dio aiutami, voglio svuotarmi la testa.
Andrò a dormire, anche se stanotte un ronzio d'api o di non so cosa nel cervello continua a importunarmi simile a un frenetico sbatter d'ali contro la mia ipotetica finestra.

mercoledì 26 aprile 2006

NoStAlGiA....

io e l'altra metà di me.....

Per te:
ti regalo un sorriso, per quando finirai qua, perso in uno degli internet point di Napul'...

"You're always ahead of the rest
When I'm always on time
You got As on your algebra tests
I failed and they kept me behind
I just gotta get off my chest
That I think you're divine
You're always ahead of the rest
While I drag behind ...."

mi manchi Kalao.
on air: (ovviamente) Placebo: Drag.

domenica 23 aprile 2006

Appunti di viaggio

Sonno, tantissimo..
Stanchezza, a fiumi. 1200 kilometri in treno per quattro volte in una settimana.
Non esiste per noi un pantarei, o il nostro cervello non l'ha registrato.
Non c'è mordente, non c'è slancio, non ci sono gli amici - fisicamente..-
Ci sono solo pile di libri che per quanto interessanti mi tolgono il libero arbitrio di decidere cosa fare e quando e perchè..e merda intorno.
Sul treno conosco Terry, 8 anni e un gatto, viaggia col padre che non ha una lira in tasca e nemmeno il biglietto, la mamma la sente per telefono perchè 5 mesi fa ha deciso di fare le valigie e andare via, per sempre, tornare dai suoi genitori, i nonni che lei non ha mai visto.
La penna sul quaderno, mi meraviglio di quanto possa essere vera la vita, e quanto purtroppo amara, e c'è chi lo ignora, chi ha il coraggio viscido di scherzarci su, e magari ha il culo sul divano di pelle e il conto in banca e mammà che gli porta il caffè a letto ma qua non c'è nulla da scherzare perchè è solo bianco o nero quello che ci sta davanti, vivere l'arcobaleno della luce, o negarlo per sempre, è una scelta che non tutti possono permettersi di compiere da sè.
Terry scoppia il pallone rosa zuccheroso che ho appena gonfiato con un buffo gesto della mano, la guardo e ci facciamo una foto sul telefono, le lascio il mio numero e scendo finalmente dal treno, sono purtroppo o per fortuna a casa.

il viaggio di ritorno invece era più lento e sfiancante. !2 ore e mezzo, una buona metà giornata in cui la tua vita si divide con socnosciuti.
"Procediamo a balzi lenti.
Una gigantesca lumaca il cui viscido guscio sono le centianaia di valigie per terra, i corpi abbandonati e caldi, sudore e puzzo di orina da qualche parte in fondo al corridoio.
Qualcuno che lontano parla, l'eco stridulo della risata di un bambino, non riesco a capire se fanno parte di un vissuto reale o semplicemente sognato.
Nel treno, lungo il corridoio, appoggiato all'ultimo dei finestrini, qualcuno parla al telefono.
Qualcuno che ti assomiglia, e non sa di assomigliarti. Qualcuno che, come te, si può guardare e non toccare.
Qualcuno dal tratto gentile e stanco, lo sguardo lontano. Mi chiedo cosa stia pensando, quali forme gli piaccia guardare e conservare nella memoria del pezzo di mondo che finge di correrci di fianco, dall'altra parte.
Ho sonno, non riesco a chiudere gli occhi.
Qua al lato, invece, due innamorati dormono.
Le loro teste leggermente reclinate in avanti, le mani intrecciate, l'uno di fronte all'altro, mi ricordano una buffa e insolita U.
Ti sto pensando. Incredibilmente.
La paranoia mi assale, sarà il tedio dei chilometri guadagnati a fatica su questa bizzarra carrozza.
Vorrei partire, sto già partendo ma vorrei rifarlo. E' buffo il desiderio delle persone stanche.
Essere sempre in un dove e quando diversi, in ogni istante.
Essere il tempo. O forse, essere e basta.
Qui, ed ora, annullando la paura di domani, senza continuare a prenderci gli ieri a cucchiaiate di miele, ancora più dolce perchè già concluso."

Ora sono di nuovo a Mi. Più in fretta di quello che pensassi.
On air: MK "il Solitario"

mercoledì 5 aprile 2006

Una piccola nota

Chiunque capita nello spazio privato di altri non noti, conformemente alle buone regole dell'educazione, dovrebbe avere la dignità di non dire, o meglio, di fare le sue riflessioni a bocca chiusa e non sparare a zero offendendo senza conoscere la benchè minima motivazione che spinge una persona a scrivere , o ad essere, o a farsi vedere, in un modo piuttosto che in un altro.
Sarebbe come chi, entrando in casa d'altri e si permette di dire che la minestra fa schifo o che i mobili dell'anticamera sono pacchiani e di pessimo gusto- conosco gente che lo fa anche a voce alta, ma è questione di "costume" ed entrare nel merito della questione sarebbe per me contraddittorio per quanto sopra esposto-, dunque essendo questo spazio, benchè aperto, CASA MIA, prego, signori, toglietevi le scarpe e dite almeno buonasera la prossima volta che entrate!
le sentenziosità lasciamole ad altri, per favore, e sui loro proprio spazi, virtuali o non.

Chiunque poi, mosso da non si sa quale passione o moto dell'intelletto, si permetta di generalizzare parlando di stereotipi, è molto poco profondo egli stesso, dal momento che è proprio dell'uomo meno sensibile cercare di vedere la realtà in una sola direzione e in superficie, ricorrendo alle sue tanto amate categorie per definire la personalità di questo o quest'altro perchè altrimenti gli costerebbe tempo ed energia "vedere"; o semplicemente gli risulterebbe troppo difficoltoso .
Prima di obiettare si vada a consultare tutta l'ampia letteratura a riguardo, sugli stereotipi e pregiudizi in particolare, segnalerei- ma ce ne sono moltissimi- giusto Tajfel(1969), uno degli autori che più ha contribuito alla ricerca sugli stereotipi, indi Rosenthal e Jacobson ( 1968) -interessanti gli studi condotti a San Francisco proprio su ragazzi, così l'esempio è più pregnante- .

Aggiungo, caro il mio commentatore, o cara commentatrice, che non occorre andare lontano per avere già una vaga idea di chi sia e di come sia capitato/a sul mio blog, la ringrazio per esserci passata, e ribadisco che se cerca pensieri "miei" il blog -e non solo- ne è pieno, può sfogliarselo con calma come più gli/le piace, questo vale per tutti, ma la prossima volta per lo meno, abbia(te) la compiacenza di non intervenire se non, come si fa in tutte gli spazi altrui, per dire qualcosa di davvero giusto, che non sia dettata dall'ira del momento o da altre cause che ignoro e voglio continuare a ignorare.
E mi raccomando, in italiano ovviamente. (non le sembra uno streotipo lo stesso parlare in inglese? ormai lo fanno tutti, fa molto "easy"...io preferisco citarlo nelle canzoni, ma tot capita, quod sententia...e amen.)
GRAZIE.
Kubalibre.

domenica 2 aprile 2006

Gli uomini che si voltano

Probabilmente
non sei piú chi sei stata
ed é giusto che cosí sia.
Hai raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce é ingigantire quel segno,
formare un geroglifico piú grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai piú dal portello
dell'aliscafo o da fondali d'alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non ti chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l'arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch'io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Probabilmente non aspettavi che ricordassi proprio questa poesia tra le tante di Montale, probabilmente non volevo ricordarla nenache io . Oppure necessitavo di uno stimolo esterno per compiere il mirabile sforzo.
TU me l'hai offerto, semplicemente, barattandolo col mio religioso silenzio dentro un filo.
Oggi sono una corda, che vibra al tocco di una mano invisibile.
Sono un suono, il più dolce e dimenticato che possa partorire uno strumento.
Sono l'arpeggio di ricordi obliati, troppo stonato
per essere
da voce umana invano accarezzato.
Sono il tempo che hai fermato.

GRAZIE infinite.

lunedì 27 marzo 2006

C come compleanno...

21 anni. la mia canna da un grammo si accende e riscalda dalla finestra il tappo di una bottiglia vola e inizia a rotolare, facendomi sentire nelle vesti del presidente della mia immaginaria e alquanto insolita repubblica.
venerdì sera. quattro persone intorno a un tavolo, a brindare sfanculando tutti quelli che ci vogliono male - ma quelli sarebbero arrivati solo il giorno dopo alla mia festa!!- e augurandoci di sopravvivere anke quest'anno. i loro volti amici, i loro bicchieri uniti, la semplicità dei gesti mi commuove. il colpo di grazia me lo dà la telefonata degli amici dalla capitale, e il mio guru in particolare, che continua a farmi crescere parlando di piazzolla e rachmaninov e borges e sylvia plath..il mio omettino invece lavora, ma è come se fosse vicino a me..
ancora a fumare, instancabile mi sento e l'alcool sale picchiando forte sulla testa ma a me sembra soltanto un formicolio sterile, non riesco ad annebbiarmi eppure vorrei ma spesse tele fredde mi avviluppano e in una tazza gialla di camomilla affogo la serata cercando le pecore sfuggite dal recinto immaginario del sogno chimera vanamente cercato a lungo mi addormento con le braccia strette a lisi mentre decidiamo cosa indossare il giorno dopo c'è la fiera del fumetto e il mio complanno e la notte bianca come adesso, buonanotte assistente ti voglio bene a domani la sveglia è per le otto sono le due sì adesso dormiamo.
la mattina è un risveglio che senza soluzione di continuità riprende l'attività principale lasciata la sera
tutti in direzione fiera sono pronti già dalla nove mi appresto a preparare la sangria nel cerchio di caffè che mi tiene sveglia Polissena stranamente mi circonda la sua anima la testa forse anche io mi sento vittima da immolare su un altare perchè si compia lo stesso fatidico rito ma sono troppo preoccupata da problemi insoluti e devo pur reagire il giorno della mia festa.
inizio a prepararenon senza continui assaggi la sangria e per le due siamo in fiera, finalmente, esplodono i colori e i volti amici fino al momento in cui poi si confondono con i volti di persone che vorrebbero solo reciprocsmente ignorarsi ma per forza di cose non possono o non devono farlo, mi sento presa in giro ma la fiera continua con il suo sfavillio di colori e persone , sono con Lui e niente oggi potrà farmi del male.
finalmente a casa, alle 7 è tutto pronto per la festa, i marocchini mi seguono dall'esselunga a casa con fischi di approvazione , mi pento di non essere uno di quei cessi che mai verranno seguite fino a kasa, nonostante con gonne scollature e vestiti alternativi cerchino di fare la loro porca fiugra ma fanno la figura delle porche, per dirla alla bukowski sono a sud di nessun nord e continuano a farmi domande a cui non ho voglia di rispondere, sulla mia vita, su cosa sono e dove vado, sciorinandomi davanti il loro essere piene di idee e sogni, quando sono le più banali e rozze figure che mi siano capitate davanti, e le vedo complici nella loro ordinarietà e nel guardarsi di sottecchi ogni volta che a una delle loro domande da antologia rispondo, e so bene che le mie risposte divengono oggetto di scherno o di critica e di risatine isteriche da quattordicenni, la rabbia cresce nello stomaco e mi chiedo se davvero pensano di me che sia una povera idiota pentendomi invece di non aver trovato l'LSD in gocce in tempo per metterla nei bicchieri e guardare le loro facce storte e ridere un pò io, ma poi ugualmente non so come una calda risata mi parte dal cuore quando realizzo per davvero che sì, stanno facendo domande per vedere il mio tasso di stupidità, il che detto da loro è un complimento, e indossando a mia volta la maschera cerco di dare le risposte che loro si aspetterebbero, qulle giuste perchè abbiano abbastanza materiale da riempire, chissà! le loro chat e i loro forum, o semplicemente lo stanco chiacchericcio di una festa a cui non sono state invitate ma penosamente si sono presentate comunque per non avere il coraggio o la dignità di non venire dopo che per un anno mi hanno coperto di merda e fango con qualsiasi persona gli capitasse a tiro, tutto sommato io mi sento più che gentile e mentre faccio due più due mi sembra anche di trovarle simpatiche, a loro mdo, della maniera in cui riescono ad autocelebrarsi, lo trovo affascinante , e mi piace, mi ricordano un pò una storia di pirandello, il signoro ponza e la signora frola, mi fanno ridere cazzo, e finalmente
felice mi stacco da loro per parlare con altri , e osservarle da lontano ridendo con i più che non si spiegano certe presenze proprio all a MIa festa...falsi gli altri falsa io, cerco di rispondere.
arrivano i regali, fantastici, dimentico le note stonate, spegnendo le mie candeline, o meglio accendendole, prego Iddio di darmi il coraggio di sopportare il resto della serata e quest'altro anno, e di avere facce vere intorno, e di non dovermi più giustificare con chi non mi conosce e non capirebbe, con chi è contento della merda di vita che conduce perchè non ha il coraggio di guardarsi allo specchio per sputarsi in faccia e confessare che è solo invidia e cattiveria la materia del suo essere, o egocentrismo, o quant'altro, fumando spengo la mia esasperazione pensando all'unico vero amore della mia vita, mio padre, a lui e alle sue mani che un pò già tremano, a lui e ai suoi begli occhi, a lui e ai nostri discorsi lasciati incompiuti, a lui, perchè io sono lui e lui è me, e siamo insieme, e sono quello che sono perchè grazie a Dio Qualcuno mi ha davvero insegnato il valore dell'essere, dell'essere sempre, anche in difficoltà, del rifugiarsi nella lettura e nel coltivare la propria anima prima di tutto il resto.
non starò qua a citare i regali che mi sono arrivati come un piacevole sovrappiù, era la presneza quella che mi bastava, alcuni- proprio le persone sbagliate- devono aver preso questo alla lettera, ma fortunantamente non ci ho badato più, sono contenta lo stesso anche di loro, non si può pretendere tutto dalla vita, anche la comprensione di chi amandoti cerca di mascherare l'odio che prova per te non è poi da sottovalutare, è comunque qualcosa di piacevole, cui si aggiungono libri, l'affetto e il meraviglioso regalo del terzo uomo della mia vita, il cuore a forma di zaino delle 4 donne che mi circondano, i 21 centesimi nel salvadanaio della quinta ultima arrivata da taiwan, ancora i libri della mia collega e del dottò, una maglia di zara, il fumetto il corvo, la dedica di MR e la SUA dedica da quel gran pezzo di ..colorista!, orecchini per invogliarmi a fare i buchi, e il telefonino nuovo da quella creatura meravigliosa che sempre più mi fa girare la testa , visto che gli ultimi saranno i primi!

la notte bianca prosegue in giro, duomo- colonne, ma la stanchezza si fa sentire, e il peso del tempo e gli eventi mi fa soccombere, ma calde e dolci come ambrosia lei camminando mi riversa emozioni e la sua rabbia è un pò la mia e lei è un fiume in piena che sta straripando, parla ed è come acqua
benefica
salvifica
quella che viene fuori nel suo intricato e stanco monologo che mi racconta di come è pura e profonda quella perosna che mi cammina accanto, e mi sembra ricami lodi che io non scorgo, ma vedo ciò che LEI vede di me, e il suo vedermi mi fa piangere, perchè è più caro e prezioso della stessa opinione che ho IO su ME.
spero di non perdere anche lei, e spero di essere io stessa un gran sostegno, per me , e per chi mi vuole DAVVERO bene.

GRAZie a tutti, veri o falsi che siate.

e auguri, naturalmente, a me.

venerdì 24 marzo 2006

We' re runnign out of alibis

University of Alicante, 9 mesi.
Alicante non è Madrid.
E' il paese dei balocchi.
Una Rimini spagnola che conta quasi 200.000 abitanti.
Dove c'è tutto, e arriva di tutto.
Dove il bagno lo si fa anche a marzo, perchè il caldo vento africano arriva fin qui.
A due passi da Valencia, una lingua di mare la separa da Ibiza e Formentera.
Era quello che volevo? NO.
ma forse è da pazzi rinunciare, e infatti non rinuncerò.
Eppure...
Quando avrò finalmente firmato quei documenti d'accettazione, sarà l'inizio, o la fine.
fino ad allora mi godo il fascino vellutato del limbo, e mi coccolo pensando al mio compleanno alcolico, per dimenticare che non posso smettere di crescere.



"Cant' stop growing old..."
ON AIR: This picture. Placebo.

martedì 21 marzo 2006

Di un patetico lunedì sera

MI scivoli via tra le dita
quando ti fiondi in un bicchiere di coca e rum
è strana a tratti coinvolgente, la tua materia grigia intelligente..
Guadagni dei punti QUANDO VUOI
riaffiori per cadere poco dopo in apnea
ti accorgi infine
che non hai concluso
niente di niente.
QUANDO TI UCCIDI, TU ti DIVERTI di PIU'
QUANDO TI UCCIDI, TU ti DIVERTI di PIU'
QUANDO MI UCCIDI RIDI
..RIDI!!!
ti affacci al balcone della vita,
AMMETTI che non hai concluso nulla dal principio,
INCOLLATI al tuo divano
e ripeti piano quello che ti piace in Tivù
QUANDO TI UCCIDI, TU ti DIVERTI di PIU'
QUANDO TI UCCIDI, TU ti DIVERTI di PIU'
QUANDO MI UCCIDI RIDI
..RIDI!!!


quali parole più vere...moltheni geniale nei testi e mi compiace della sua ordinarietà ricercata e singolare, persa in pagine di marketing che non significano null' altro che lo specchio di una società in decadenza, e il suo tentativodi attaccare con la colla l'economia alla carta per sciorinare un decalogo fasullo di imprese virtuali.PUAAAH!
malessere dentro, lo sento percorremi lo stomaco, depositando pezzi di cibo sul fondo di uno specchio d'acqua che nel bagno mi restituisce la faccia scomposta, questo vorrei ardentemente, lo desidero più di qualsiasi altra cosa, ma l'ho già fatto succedere, se per vero o fintamente tra le righe scritte a penna inchiostro blu sul veloce e pratico quadernetto un altro lo giudicherà.
sento quell'odore. lo sento dapperutto.
finto plastica è l'odore delle facce intorno, visi spenti, vuoti - mio amato maestro, tu che canti che i volti sono polvere e come un sogno dietro di loro non c'è nulla, dov'è la consolazione delle tue parole magiche?-
non riesco a leggere. non riesco. bruciano troppo gli occhi dietro lenti sporche, sono un animale e l'istinto mi dice di fare male ovunque, intessendo laconiche discussioni con me stessa per arrivare a conclusioni inconsistenti quanto la schiuma.
mi chiedo quando l'angoscia finirà.
mi chiedo dove sono, e quando potrò essere.
mi chiedo, la notte compie il suo giro sul cielo trapunta scura di stoffa pesante, il respiro preme e mi accarezzo finchè arriva domani, ho male al cuore.
domani ci sarà un verdetto, un primo, l' imago illusoria di un traguardo.
mi accoccolo e in me prego, contando mentalmente il sospirato sonno che, presto o tardi, arriverà.